Pannella convince Frattini Missione irachena per salvare Tarek Aziz

Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà appena possibile in Irak con Marco Pannella per cercare di scongiurare la condanna a morte di Tarek Aziz e degli altri condannati a morte dall’Alta corte irachena. Ad annunciarlo è stato lo stesso capo della diplomazia italiana che ha risposto così all’invito del leader radicale, pronto a sospendere lo sciopero della sete e della fame iniziato cinque giorni fa, se il capo della Farnesina si fosse recato con lui dal premier iracheno Nuri Al Maliki.
La richiesta - fatta stamattina da Pannella durante il suo intervento al Congresso dei Radicali Italiani e sostenuta anche da Emma Bonino - non è rimasta inascoltata. Dopo appena qualche ora il ministro, in una nota della Farnesina, l’ha infatti raccolta: «Accolgo la richiesta positivamente in nome dell’impegno dell’Italia e del governo contro la pena di morte ovunque e contro chiunque essa venga decretata», ha fatto sapere Frattini dicendosi «pronto» a recarsi a Bagdad «nei tempi che concorderò nei prossimi giorni con le autorità irachene e tenendo conto dei tempi di sviluppo del procedimento contro Tarek Aziz e le altre personalità condannate, in attesa della decisione finale che, previo esaurimento dei ricorsi giudiziari interni, dovrà poi prendere la Corte Suprema irachena».
Ma l’apertura di Frattini non è bastata, al momento, a far sospendere lo sciopero della fame e della sete a Pannella: il leader radicale ha ringraziato il ministro e il Governo ma ha affermato di non aver «nessuna intenzione di sospenderlo» fino a quando non saranno concordati tempi e modi della missione. E ha invitato a partecipare alla missione anche la Santa Sede, inviando una richiesta in tal senso al segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti.
Sulla vicenda delle condanne a morte in Irak, Frattini ha ricordato, intanto, di aver «già provveduto nei giorni scorsi ad inviare, attraverso l’ambasciatore Melani, un messaggio al mio amico Al Maliki per sottolineare la nostra particolare e ben nota sensibilità su questa questione». E ha ribadito «l’auspicio che l’esecuzione non abbia luogo e che la sentenza pronunciata in primo grado sia rivista, pur nel rispetto per l’ordinamento giudiziario iracheno e per le regole costituzionali e legislative che lo disciplinano». Gli «eccellenti rapporti di amicizia tra l’Italia e l’Irak - ha sottolineato - mi inducono a sperare che le sensibilità italiane possano essere prese in considerazione».