Tra Pannella e Bonino va in onda "casa Vianello"

Il congresso dei Radicali: sgambetti, battute e frecciate tra i due leader in contrasto sul rinnovo della segreteria. La pannelliana Antonella Casu candidata poi ritirata e infine eletta

Roma - Che barba che noia. Per gli amanti del genere, segue scarica di calci muliebri sotto le lenzuola eccetera. Tanto si sa che la coppia funziona, che il sodalizio è inossidabile, che i due si vogliono bene, che in fondo non succede mai nulla e guai se così non fosse. Emma & Marco, Bonino & Pannella, la sit-com del Partito radicale in onda negli ultimi anni con invariato audience e sceneggiatura senza sorprese.

Di sorprendente, in un soggetto così rassicurante, è la persistente vitalità di questo cenacolo del tutto anomalo nella vita politica italiana. Anche i grandi hanno il loro lungo tramonto, e ora si narra purtroppo solo di una piccola setta, però capace di far parlare di sé nonostante la totale assenza di vere notizie e il cosiddetto «splendido» isolamento del Pr. Merito tutto di Marco, padre padrone adorato dai suoi, e persino dai figli ripudiati. Ma se con i discepoli-uomini quasi sempre arriva anche il momento delle valigie, di addii spesso iracondi, con le adepte-donne il rapporto perdura e non matura. Dipanandosi tra affettuosità pubbliche e private dosi di arsenico, maldicenze (talora reciproche) e sudditanze (sempre a senso unico).

Così è con Emma, il prodotto tipo esportazione che Marco ha dato alla luce e allevato, ingrassato e gonfiato, fino a strombazzarlo persino come candidato al Quirinale. Poi d’un tratto, da stratega non geloso, però lungimirante, ne ha contenuto le mire e sopito gli appetiti, frenato le corse e ridimensionato la statura. E ora forse è il caso di ammettere che la Bonino non era poi quel miracolo di bravura che per anni i giornali italiani hanno descritto, che aveva molti difetti e che Marco, avendoli conosciuti e capiti prima di ogni altro, ne abbia stabilito a tavolino la fine crescita prima del botto che avrebbe distrutto l’unica creatura che Marco ama più di se stesso. Ovvero il Partito a propria immagine e somiglianza.

Anche ieri, nel notturno psicodramma sul nulla che si è consumato al congresso di Chianciano, la coppia Mondaini-Vianello radicale si è lasciata andare a qualche momento di stizza. Poco di grave, naturalmente, per l’intero mondo. Ma in quel microcosmo si giocava ancora una volta la capacità della Bonino di fare gruppo, di coagulare attorno a sé il vecchio Spadaccia e il giovane Cappato su una mozione che mettesse il cappello all’ultima invenzione di Marco, la segretaria uscente (poi rientrante) Antonella Casu. «Mozione completa, ottima mozione», ha borbottato Pannella, criticandone subito dopo le rilevanti mancanze: «I colpi di stato compiuti su eutanasia, finanziamento pubblico dei partiti, legge elettorale... ». Insomma, sarà perché in politica le cose si dicono in politichese, sarà perché Marco pensa sempre in grande e per lui l’orizzonte del Partito deve restare quello di candidarsi a essere «il governo alternativo a questo straripato regime», fatto sta che la Bonino ha sbottato.

Troppa la vicinanza con il mercatino delle pulci politiche che si tiene dalle parti del Loft del Pd, evidentemente. Inviperita la risposta a Pannella: «V’invito con forza a votare questa mozione, che Marco ha definito poco vigorosa e monca, ma ci è venuta così. Avremmo apprezzato contributi di altri che l’avrebbero resa migliore... ». Ogni riferimento all’assenza della pupilla pannelliana Casu nella riunione notturna era puramente voluto. Semplice gelosia muliebre? La volontà di stoppare la nuova stellina del firmamento radicale?

Può darsi. Marco, nel frattempo, ritirava il suo assenso dalla mozione astenendosi. E al mattino la Casu, in lagrime, annunciava il proprio ritiro. Altro giro di psicanalisi collettiva, altra strizzata di cervelli di Marco, che resta deus in machina, ed ecco che nel pomeriggio la giovane ex funzionaria di tesoreria veniva risospinta da Pannella verso il secondo mandato. Voto secondo copione per la segretaria, sì anche alla mozione boniniana (che prevede la cosiddetta anagrafe degli eletti, una sorta di controllo dell’attività di ogni radicale che ricopre incarichi pubblici, vecchia idea di Marco), Emma che sale sul palco, altre lagrime, baci, abbracci e standing ovation dei delegati, ormai stremati. Ma felici che fosse passata. Forse però bastava una telefonata, che allunga pure la vita.