Pannella indossa la toga e fa causa al Pd

Il leader radicale: ricorso per fermare le Primarie Prodi agli esclusi: «Prima sciogliete i vostri partiti»

da Roma

È un nuovo semaforo rosso quello che scatta per Marco Pannella. Una seconda bocciatura che seppellisce, forse definitivamente, le sue speranze di candidarsi per la leadership del Partito democratico. Il «niet» definitivo arriva dal Collegio dei garanti del Pd che boccia il ricorso presentato dal fondatore del Partito radicale. Le motivazioni? Quelle già imbracciate dai dirigenti della nascente creatura in varie interviste: Pannella non può candidarsi alla segreteria perché fa parte di un altro partito, i Radicali.
«Sia il Partito radicale che la Rosa nel pugno, non hanno condiviso il processo costitutivo del Pd che nasce dall’Ulivo» motiva il comitato dei garanti «e si sono presentati, anche nelle competizioni elettorali, in modo distinto e concorrente rispetto al progetto dell’Ulivo-Partito democratico». Pannella, come da copione e da carattere, non si arrende e rialza subito la guardia, pronto a risalire su un nuovo ring ancora da definire. «Ce n’est que un debut. Noi andiamo avanti» dice riprendendo un motto sessantottino per spiegare che la sua battaglia per «salvare il Pd da se stesso», non si conclude con il no del Collegio dei garanti al suo ricorso. Ribadisce che non ha intenzione di mollare e non esclude l’ipotesi di un ricorso al Tribunale civile per chiedere la sospensione delle primarie. «Alla faccia del partito aperto», attacca in una conferenza stampa convocata insieme a Emma Bonino. «A loro avviso solo chi è dentro l’Ulivo ha i titoli per partecipare al Partito democratico ma da parte mia c’è la determinazione ad andare avanti anche con gli strumenti giuridici possibili». Una tra le vie, conferma il leader radicale, sulla quale sta lavorando il legale del partito di via di Torre Argentina, Giuseppe Rossodivita, è quella di rivolgersi al tribunale civile per richiedere la sospensione delle primarie. «Siamo dei secchioni - sorride Pannella - e Rossodivita sta studiando, tra l’altro, anche questo. Mi sembra assai probabile che prenderemo un’iniziativa giudiziaria che potrebbe essere anche quella dell’utilizzazione dell’ex articolo 700 per tutelare un bene da un male». Anche se, ironizza, «si staranno già informando su quale magistrato sarà di turno e dovrà essere interessato da questo. La nostra iniziativa - sottolinea - renderà sempre più evidente che il nostro tentativo è necessario per evitare che il Pd nasca già putrefatto». «Non c’è stato il tempo - ironizza - ma avrei voluto cominciare questa conferenza stampa con una specie di inno, “Tu vuò fà l’americano” di Renato Carosone. Hanno la pretesa - aggiunge - di fare gli americani ma senza volere gli americani autentici tra le balle».
Solidarizza con il leader radicale uno degli illustri esclusi nella corsa alla segreteria del Pd. «L’ulteriore bocciatura di Pannella è una spiacevole conferma, oltre a un errore sostanziale e tecnico. Una decisione che inciderà sulla già fragile credibilità del Pd» dichiara Antonio Di Pietro. «Si è preferito restare chiusi nei propri steccati. È mancato il coraggio di aprire e di crescere». Chi, invece, plaude alla decisione è una candidata a tutti gli effetti alla segreteria: Rosy Bindi. «Meno male che ci sono i garanti. Da candidata mi sarebbe piaciuta la competizione con Pannella e Di Pietro, ma in termini di progetto politico dubito profondamente che le nostre idee sul Pd avrebbero potuto convergere». Romano Prodi, infine, dà un consiglio a Di Pietro e Pannella: sciogliere i gruppi parlamentari. «Porte aperte ma è chiaro che nessuno può appartenere a due partiti. Quindi bisognava sciogliere i gruppi parlamentari e poi mettere in cantiere un’assemblea per lo scioglimento dei partiti. Se non lo fanno oggi, lo possono fare domani».