Pannella: «Il Pd perderà voti»

da Roma

Pannella furioso prepara le carte bollate: «C’è un riflesso nel loro dna, i radicali non devono esistere. Ora sono curioso di vedere quanto gli costerà in termini di consenso il no alla mia candidatura». Di Pietro invece non farà ricorso: «È la dimostrazione che il Pd non rappresenta tutta l’area riformista e che è chiuso a esperienze esterne. Ci hanno tenuto fuori con cavilli previtiani». Colombo è deluso ma non vuole essere ripescato. E così il giorno dopo Romano Prodi tenta di ricucire: «Desidero ringraziare chi è rimasto escluso dalla possibilità di correre per la segreteria - scrive in una lettera aperta diffusa via web - a chi si sente respinto chiedo solo di non emettere sentenze e di credere nel progetto».
Un’apertura dovuta, dopo le polemiche di queste ore. I due bocciati protestano e secondo il professor Gianfranco Pasquino, politologo ulivista, hanno ragione: «L’esclusione di Pannella è ingiustificabile. L’articolo 7 del regolamento stabilisce che non è ammissibile la candidatura di persone legate a forze politiche non riconducibili al progetto del Pd. Ma la Rosa nel pugno è addirittura al governo con l’Unione». Estromissioni «sorprendenti» anche secondo Gavino Angius: «Un partito che intende raccogliere tutto e tutti... E tra gli aspiranti non c’è nemmeno un socialista».
Così adesso tocca a Prodi cercare di mettere una pezza. Cari amici, le regole sono regole. Grazie lo stesso e continuate a stare con noi dal di fuori. «So che si è trattato di decisioni non semplici - scrive - però so anche che gli amici che avevano dato la loro disponibilità continueranno a guardare con attenzione il nostro progetto. Il Pd non esclude, non ha paura di nascere aperto e plurale. Questa è la storia di tutti».
Tra un mese mezzo le primarie. «Sarà una competizione? - si chiede il Professore - Una gara? Una battaglia? Molto più semplicemente credo che sarà un confronto, un percorso che arricchisce». Niente duelli, quindi: «In democrazia ogni sfida deve essere per e non contro. Ma questo non significa che ci debba essere un appiattimento generale». La cosa principale, conclude, «è che il Pd non potrà nascere senza una grande partecipazione popolare».
Ma anche per una prodiana come Marina Magistrelli la corsa parte male: «Come si può eccepire a Pannella e Di Pietro di non aver sciolto i loro partiti di fronte alla compattezza ds attorno a Veltroni?». Pure Rosy Bindi sente puzza di bruciato: «Il ticket è la leva con cui realizzare la spartizione corrrentizia. Il Pd rischia di nascere con i peggiori vizi dei vecchi partiti».