Pannella sorride ma ha perso l’ultimo seggio

La Lista Bonino non raggiunge lo sbarramento, però il leader canta
vittoria: «Il 4% era impossibile, risultato straordinario» I radicali
restano fuori dall’Europarlamento per la prima volta dal ’79: «Ora
ricominciamo con la Rosa nel pugno e i Verdi»

Roma - Marco Pannella come un eroe omerico, come un mito greco, come Anteo, che ogni volta che tocca terra sembra ritrovare forza. Marco Pannella euroforico e profetico, alle prime ore della mattina a Radio Radicale: «Abbiamo già vinto. Abbiamo vinto comunque». Marco Pannella pessimistico, scaramantico nel pomeriggio, mentre mangia un gelato e la gente gli grida: «Marcooo! Marcooo!». Marco Pannella ieratico, nella sede di via di Torre Argentina, nel cuore rovente della notte: «Marco, da Vespa siamo al 3.3!», «Marco, da Piroso c’è una forchetta in cui ci danno dal 2% al 3%!»...; «Marco su Sky ci danno all’1.9%»...; «Marco, dai seggi ci sono dei risultati incredibili, siamo ancora in corsa!».

Allora ci dovete entrare, nella storica sede dei radicali, in fondo al corridoio, dove batte il cuore del vecchio leone e piovono numeri come rebus. Dovete vederlo, Pannella, seduto al tavolone ovale del suo ufficio, con la radio ed il televisore accesi insieme, con i ragazzi dell’associazione Luca Coscioni che entrano ed escono per dare risultati e percentuali, con tre pacchetti di sigarette e due di toscani squadernati davanti, con in mano l’accendino-tagliasigari Pierre Cardin che gli ha regalato il tabaccaio di fianco al portone del partito («Credo di essere il principale cliente...»), con due cellulari che squillano insieme - mentre parla ad uno in francese, e a all’altro in italiano -, dovete vederla, la faccia di Marco Pannella che si illumina di luce interiore, teatrale, drammatica, mentre il guru del Partito radicale squaderna in un sorriso dei suoi: «Ma quale sconfitta! Il quattro per cento era impossibile, impossibile! Il nostro è in ogni caso un risultato straordinario. Per una settimana abbiamo toccato i cuori, le emozioni, abbiamo bucato il video, messo in gioco i nostri corpi, le nostre lingue, la nostra sete... I sondaggi lo avevano anche registrato, eravamo arrivati al 3%, lo certificavano tutti... Poi tutto si è richiuso, nel buco nero dell’ultima settimana quando la partitocrazia ha ripreso il monopolio assoluto, brutale e violento del video, con i soldi pagati dal nostro canone, per propinarci il Pd e il Pdl».
Il fiume in piena per un attimo si interrompe. Provi a chiedere. Quindi la partita è persa? «Nooòòòòòh! Ma che dici, sei matto? Al contrario... In condizioni di regime abbiamo raggiunto un risultato stra-or-di-na-rio, uni-co!». Provi a obiettare: ma i radicali restano fuori dal Parlamento, per la prima volta dal 1979 a oggi. Lui, il signor Hood cantato da Francesco De Gregori, lui, l’uomo con il maglione a girocollo e il ciondolo pacifista che al congresso del Pci ribattezzarono Nosferatu, lui, l’uomo dei cento digiuni (due in questa campagna elettorale) continua a tenersi stretto il suo canestro di parole: «Persa? Persa? Questa è una constatazione che rasenta l’imbecillità. È un modo sbagliato di vedere le cose. Noi siamo, oggi più che mai, l’unica alternativa possibile al regime partitocratico. Siamo e lo restiamo, a prescindere da ogni dato, cifra o percentuale». Non puoi nemmeno azzardare un perché, che Pannella ti sommerge, come se quando parla non avesse più bisogno di respirare: «In queste elezioni abbiamo costruito un esercito di resistenti partigiani... Sono almeno duecento in tutta Italia, gente che non si arrende di fronte alla beffa di uno zero virgola in più o in meno, che non gliene frega nulla di un punticino in più o in meno... Abbiamo aggregato vecchi liberali e liceali entusiasti che hanno sentito vibrare nel loro dna l’eco delle nostre battaglie. Abbiamo fatto risuonare nel presente le parole dei nostri padri e compagni di battaglie... Abbiamo fatto riscoprire ai giovani Spinelli, de Tocqueville, i fratelli Rosselli, la memoria radicale di Pannunzio, portiamo in noi e con noi lotte di liberazione combattute senza risparmio: gli uiuguri e i montagnard del Vietnam, della Cambogia e del Laos...».

E così, mentre mi bombarda di parole, Pannella ripete ancora una volta il suo prodigio mitologico. Se perde ritrova la forza, se perde si fa coraggio, per lui perdere è una parola che non esiste: «Siamo gli unici davvero vivi. E ricominciamo dal dialogo con i Verdi, ricominciamo soprattutto da noi. Siamo l’unica forza che può rompere la dittatura del sessantennio partitocratico». È sempre una sfida mortale, è sempre una sfida difficile, senza soldi, senza rimborsi elettorali: «Ma questo non mi preoccupa affatto. Una forza politica degna di questo nome gioca sempre il possibile contro il probabile». Che cosa vuol dire? «Che gli altri sono mediocri politicanti, e sono senza benzina».

E i rapporti con il Pd? Adesso tornerete all’ovile dell’alleanza con Franceschini e compagni? Mi rendo conto che questo non glielo dovevo dire. Il sorriso diventa corrucciato, le sopracciglia si inarcano minacciose: «Ma che dici? Franceschini chi? Quello con la faccia da culo?». Oddìo, siamo al turpiloquio: «In bocca a me non è mai turpiloquio... In bocca a me sono parole amene». Resta il nodo che con il Pd ci dovrete fare i conti: «Ahhh... Abbiamo accettato di subire il ricatto ignobile, abbiamo dovuto subire un’alleanza con il loffio... O con il loft... E in cambio, abbiamo assistito ai loro mediocri giochi di mediocri politicanti».
Quanto tocca il fondo Pannella risorge, ma risorge anche con rabbia: «Il Pd ha cercato di portare il nostro scalpo in Vaticano, e non ci è riuscito... Ha provato a metterci fuori gioco, candidandoci in posti impossibili, nascondendoci al mondo... Ecco, noi siamo ancora qui, ancora una volta qui».

Ecco, arriva la Bonino. Ecco, Marco Cappato duella con Bruno Vespa sui dati di presenza in televisione: «Vespa, lei ha detto menzogne! Ci avete cancellato! Noi oggi siamo l’unico riferimento per le persone che si vogliono liberare di questo regime di cui le televisioni fanno parte». Pannella isola il dialogo nel frastuono della stanza, agguanta i telecomandi, abbassa la radio e alza il volume di Cappato: «Bravo Marco!». Poi si gira verso di me: «Hai visto? Hai visto? Che ti dicevo?». Oggi il maglione bretone del congresso di Nosferatu non ce l’ha più (le tarme si sono mangiate i gomiti), i capelli non se li taglia («Perché non ho tempo»), i doppiopetti non se li fa fare più («Ho tutte le misure della mia vita chiuse in un armadio, si allargano si restringono, e io ne ho di tutte le taglie»). Nel cuore della notte quando sembra che i radicali si stiano assestando al 2,8 per cento, il vecchio leone torna a ruggire: «I conti li facciamo solo domani mattina (stamattina, ndr), all’ora di pranzo, ma dei numeri non mi frega nulla. Sinistra e libertà è una forza infeconda, i comunisti sono rispettabili ma morti, ci siamo solo noi, che abbiamo un futuro».