«Come Pantani: l’hanno voluto far fuori»

La difesa di sorella e fidanzata: «Non è lui il responsabile» Rogge (presidente Cio): «Colpa degli atleti, non dello sport»

«Se uno va forte ed è esuberante come mio fratello Riccardo, prima o poi trovano il modo di farlo fuori. È stato così anche per Marco Pantani». Non ha mezzi termini Melissa Riccò, sorella maggiore di Riccardo, cacciato dal Tour per tracce di Epo nelle urine. Fa di tutto per difenderlo, e non si dà pace. «L'ho sentito alle 11 ed era tranquillissimo (a quell'ora in effetti non era ancora stato reso noto l'esito dell'indagine dell'agenzia antidoping francese, ndr), contento che saremmo saliti tutti a Prato Nevoso sabato e domenica per vederlo». Incredula Vania Rossi, fidanzata di Riccò e campionessa di ciclocross. «È un grosso dispiacere, non credo che lui sia responsabile, ma non so niente. Per me non ha niente da rimproverarsi».
Interviene anche il sindaco di Formigine (Modena), città natale di Riccò: «Per noi è una notizia inaspettata e molto dura da assorbire, prima però di emettere giudizi affrettati aspettiamo i risultati delle controanalisi».
Romain Feillu, che ha anche vestito la maglia gialla, ha aggiunto senza tanti giri di parole: «E' arrogante, nessuno lo ama in gruppo». Più pacato George Hincapie, esperto corridore americano: «È uno shock. Riccò era uno dei corridori faro e ciò che è successo non può che provocarmi dispiacere. Penso che adesso sarà difficile per il ciclismo ritrovare consensi».
«Sono molto dispiaciuto per il nostro sport, ma questo dimostra che i test funzionano», precisa l’attuale maglia gialla, l'australiano Cadel Evans.
«Sono casi isolati e la nazionalità non c'entra». Così il re del Giro d'Italia Alberto Contador commenta il terremoto che ha messo a soqquadro nuovamente il Tour de France. Finora sono tre i corridori trovati positivi: due spagnoli, Beltran e Duenas, e un italiano, Riccardo Riccò. «Tutto ciò è molto triste, ma non è un fenomeno legato alla nazionalità e non bisogna generalizzare», dice Contador, rispondendo così alle dichiarazioni del presidente dell'Uci, Pat McQuaid, secondo il quale in fatto di doping «la Spagna è lenta a capire».
Chiude il presidente del Cio Jacques Rogge: «È tutto molto triste. Speravo che le nuove generazioni di ciclisti avrebbero avuto un altro approccio. La notizia però non mette in pericolo il posto alle Olimpiadi di questo sport. I colpevoli sono gli atleti, non l'Uci».