"Pantani raccontato come una rockstar"

Il film-tv sul grande campione scomparso tre anni fa, diretto da
Claudio Bonivento e prodotto da Ballandi, andrà in onda lunedì su Raiuno

Roma - Un’amara favola moderna per avvicinarsi al pubblico dei giovani. Per testimoniare l’epopea di un personaggio «comunque grande». Per ammonire sulle fragilità degli eroi. In fondo l’obiettivo della fiction dedicata al «Pirata» Marco Pantani (in onda lunedì prossimo su Rai Uno) può riassumersi così.
Si intitola semplicemente Il pirata la storia dedicata alla parabola di Pantani che nella fiction prodotta da Bibi Ballandi ha il volto e la voce di Rolando Ravello. Lo sceneggiato, diretto da Claudio Bonivento, è stato tratto dalla biografia Pantani eroe tragico scritto da Pier Bergonzi, Ivan Zazzaroni e Davide Cassani. Nel cast figurano, oltre a Ravello, Nicoletta Romanoff (Christine, la fidanzata del campione di ciclismo morto suicida il 14 febbraio del 2004), Omero Antonutti e Ivano Marescotti e Gianfelice Facchetti.
«Abbiamo voluto raccontare questa storia - spiega Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction - come fosse la vita di una rockstar. Uno dei quei personaggi che quando perde il favore del pubblico non riesce più a sopportare il peso delle fragilità e si perde completamente. Come Pantani, che è caduto perché non è riuscito a elaborare il lutto del fallimento». Non si tratta, quindi, di raccontare soltanto le vicende sportive di uno dei più grandi atleti del nostro tempo. Secondo Saccà la parabola del «pirata di Cesenatico» si può leggere come una «favola contemporanea che risulta avere un «valenza obiettivamente educativa». La storia televisiva prende il via proprio nel momento di rottura della carriera ciclistica di Pantani, quando, nel corso del Giro d’Italia del ’98, viene fermato a Madonna di Campiglio per valori di ematocrito troppo alti. Tutto viene raccontato come il «prima» e il «dopo» di quella significativa «pietra miliare».
Al fianco di Ravello, proprio a inizio film, si possono riconoscere i compagni di squadra del «Pirata». E la lunga gestazione della fiction è dovuta anche alla meticolosità con cui sceneggiatori, regista e soprattutto gli interpreti hanno voluto avvicinarsi all’enigma di un uomo come il campione di Cesenatico. «Si è trattato di una sfida davvero onerosa - spiega Ravello, protagonista sul grande schermo di Romanzo di un giovane povero e Gente di Roma di Ettore Scola -. È davvero difficile interpretare un personaggio ancora vivo nel ricordo di molti. Non solo familiari e amici, ma anche tanti, tantissimi fan. Basta farsi un giro a Cesenatico per rendersene conto. Ecco perché ho cercato di ricordarlo piuttosto che imitarlo. Ho impiegato un anno per prepararmi e studiarlo nei minimi dettagli». E lo scetticismo del suo avversario Stefano Garzelli sembra quasi rispondere alle parole di Ravello. «Forse è tropo presto per una fiction su di lui, ma era un personaggio così famoso e mediatico che se può servire a non dimenticarlo va bene lo stesso».