Una «Pantera rosa» troppo goliardica

Quasi ogni produttore crede ormai che i gusti del pubblico restino sempre quelli, solo diventino più volgari. Dunque La pantera rosa di Shawn Levy ripropone il personaggio dell'ispettore Clouseau (che nei troppi film della serie di Blake Edwards era impersonato da Peter Sellers) e l'affida a Steve Martin; il personaggio del capo/rivale di Clouseau, Dreyfus (che era di Herbert Lom) passa a Kevin Kline: due americani hanno sostituito due inglesi nell'interpretare due francesi, l'ironia ha dilagato nella goliardia.
La nuova Pantera rosa procede prevedibile, quando ricalca vecchie situazioni che facevano ridere gli adulti di quarant'anni fa; procede stanca quando vuol escogitare nuove comiche, a uso dei ragazzini. Martin ha però dato fondo da tempo al suo repertorio e qui si ripete, senza nemmeno avere l'aria di crederci; quanto a Kline, ricorda quel che faceva nel Pesce di nome Wanda, che gli valse l'Oscar, ma la memoria non basta. Si salva dunque solo Jean Reno, comprimario quasi silenzioso, alla maniera di Buster Keaton, anche se il suo volto non è più lo stesso (lifting?).
La trama della Pantera rosa si riduce alla solita caccia al ladro di una grossa pietra preziosa, detta appunto la pantera rosa. Ma l'elemento più commerciale del film non è la gioielleria; è una vetturetta continuamente mostrata, con assiduità che supera perfino quella di un'altra marca d'auto in MI-2 di John Woo. E per rendere il film più simile ancora a uno spot pubblicitario c'è lo sfondo calcistico: infatti, come elemento di contorno, c'è un calciatore sospettato d'averne ucciso un altro, che gli ha soffiato la ragazza. Il resto è propaganda turistica per Parigi e per New York, anzi per un albergo di New York. Qui Martin emula il Ben Stiller di Ti presento Polly nel devastare un bagno mentre si prepara col viagra a un incontro d'amore.
Quando non saccheggia il proprio passato o quello altrui, La pantera rosa traccheggia. Le parti con Kline sono le più deboli; le parti con ragazze, che dovrebbero essere seducenti, le più superflue. Per fortuna Levy si mantiene sull'ora e mezza, perciò si esce convinti di non aver perso molto tempo.

LA PANTERA ROSA di Shawn Levy (Usa, 2005), con Steve Martin, Jean Reno, 110 minuti