Il Pantheon di «Farefuturo»? È la scoperta dell’acqua calda

Farefuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, ha fatto una rivoluzione. Come scriveva ieri la Repubblica, siamo di fronte a una «nuova destra culturale, libertaria e non autoritaria, riformatrice e non conservatrice, democratica e non populista, che dell’eclettismo e del trasversalismo intellettuali fa una bandiera da innalzare contro i musi illividiti del potere berlusconiano». Una destra tutt’altro che becera, e se servisse una prova basta vedere come tale progetto venga ogni giorno «svillaneggiato o bersagliato a pallettoni» dagli squadristi del Giornale e di Libero.
Spalanchiamo le porte del Pantheon allestito dal politologo Alessandro Campi, direttore scientifico del think-tank. Ci sono Niccolò Machiavelli, Alexis de Tocqueville, Isaiah Berlin, Hannah Arendt e Raymond Aron (che collaborava con le pagine culturali del Giornale vent’anni prima che nascesse Farefuturo...). Cioè parte del patrimonio di ogni conservatore di orientamento liberale (e patriottico) da molti decenni, per non dire da secoli. Anche il filosofo Roger Scruton è nome conosciuto a tutti da parecchio tempo. Chiaro che la «rivoluzione» finiana non può consistere solo in questo: sarebbe comico, ed è chiarissimo dal tono ispirato della Repubblica che qui non c’è niente da scherzare, i «ribelli colti» della nuova destra potrebbero avere in mano il «futuro stesso della politica italiana».
La novità, allora, sarà forse nell’impegno con cui Farefuturo «cerca il dialogo a sinistra con Asor Rosa e Tronti, figure simbolo dell’eterodossia»? O nella volontà di «coinvolgere nel progetto scrittori tradizionalmente estranei alla propria famiglia quali Scurati e Culicchia, De Carlo e Conte»? O nelle «rivalutazioni» (anche se nessuno li aveva mai svalutati) di Vasco Rossi, Bob Marley, John Lennon e simili? O nelle fumose dispute filosofiche sulla dissoluzione delle identità tradizionali in «identità espanse, dinamiche, molteplici»?
Questi ultimi sono solo espedienti per attirare l’attenzione e finire sui giornali. Quei giornali (di sinistra) che portano in palmo di mano Farefuturo per motivazioni molto politiche e poco culturali. Fini è la fronda del Pdl. Fino a quando farà comodo, il leader e la sua Fondazione saranno coccolati e vezzeggiati in chiave anti-berlusconiana. Poi chissà. Per ora la rivoluzione di Alessandro Campi, Filippo Rossi e soci coincide con la scoperta dell’acqua calda. Vogliono entrare a far parte della accogliente famiglia liberale, e saranno senz’altro i benvenuti. Nonostante il ritardo.