Paola Cortellesi: "Strano diventare mangiauomini"

Otto donne e un regista. Enzo Monteleone torna con una storia tutta al femminile. Venerdì esce infatti Due partite, dalla pièce teatrale di Cristina Comencini. Parla la Cortellesi: &quot;Che tortura le guepiere&quot;<br />

Paola Cortellesi è Sofia, donna spregiudicata e insofferente, con abito attillato a fiori e cotonatura un po’ alla Santanché. Non possiede istinto materno, cornifica volentieri il marito, parla tranquillamente di sesso con le amiche, teorizza: «Siamo creature primitive, la barbarie del mondo, non possiamo diventare moderne».

Quanto è diversa da lei?
«Molto, per questo ho detto subito di sì, senza neanche aver visto la commedia. Una bella sfida. Io ho la seduttività di Pinocchio, lei invece attira gli uomini come mosche. È schietta, dice “scopare”, vive male il perbenismo dei suoi anni Sessanta. In fondo detesta le convenzioni, ironizza su una certa cultura matriarcale, che usa ancora termini come “sgravare”. Mi piace perché è impaziente, dura, mai tenera. Detesta il marito, è diventata mamma per sbaglio, la sua unione matrimoniale è costruita sul nulla, fuma e custodisce battute per tutte. Ma in fondo è una donna sconfitta».

Si è ispirata a qualche modello femminile?
«No, era già tutto scritto benissimo. Però ho ripensato a quel film con Julianne Moore, Lontano dal Paradiso, dove un certo mondo borghese anni Cinquanta, lindo e rassicurante, frana sotto il peso dell’infelicità. Una moneta corrente, l’infelicità, oggi come ieri. Poi bisogna riconoscere che anche le donne rompono. Non vogliamo l’uomo aggressivo, ma se è troppo gentile e noioso ci lamentiamo. La mia bibbia in materia è Cara ti amo di Elio e le Storie tese».

Non sarà stato difficile, per lei, travestirsi da Sofia.
«Guardi, anche se non si vede sullo schermo, indosso biancheria intima dell’epoca sotto quell’abituccio stretto in vita. Una specie di guêpière. Le donne si muovevano in modo diverso negli anni Sessanta. Una fatica!».

Otto attrici, neanche un uomo nel cast. È filato tutto liscio sul set? Neppure una piccola rivalità tra voi?
«In effetti ci siamo molto graffiate... Scherzo. È una leggenda che le donne sul set si azzannino, offensivo pensare che non siano in grado di sostenere un lavoro fatto in armonia. Nella mia carriera ho visto tanti colleghi maschi litigare, invece si parla solo di donne, come se fossimo delle pazze inviperite».