Paola Nobile, una bionda tra i rom: «Salviamo quei bimbi dall’inferno»

Sporchi e spaventati, sono i piccoli a colpirti di più. Appena nati già assorbono odio e diffidenza verso di noi

(...) Non è come in televisione, qui tocchi con mano la sofferenza».

Allora cominciamo dall’inizio. Da quanto tempo è in uniforme?

«Una quindicina d’anni».

A fare cosa?

«I primi cinque viabilità».

Poi?

«Poi il reparto a cavallo, altri 5 anni a fare quello che mi piaceva. Adoro lo sport, negli anni ho conseguito il brevetto da paracadutista, sommozzatore, rocciatore, in più sono vice istruttore di difesa personale all’interno del corpo, e gli animali. Eccomi dunque “a cavallo”, la mia destinazione ideale».

Ma alla fine ha deciso di non essere più «a cavallo».

«Già volevo scendere, sporcarmi le mani».

E se le è sporcate?

«Altroché. Anche se debbo dire sono stata ben preparata. Nella squadra, 32 agenti, è vero che sono l’unica donna a scendere in strada, ma è donna il mio capo, Nicoletta Cappellini, e la sua vice Liliana Mauri. Due persone meravigliose, donne ma anche mogli e madri. Che mi hanno aiutato ad affrontare situazioni di crisi».

Come?

«Con una grande capacità di mediazione abbinata ad altrettanta fermezza. Trattare e trattare, senza però mai concedere quello che non è consentito. E siccome è determinante non venire mai meno alla parola, devi promettere solo quello che sai di poter mantenere».

Difficoltà come donna?

«Con i nomadi, tutto sommato no. Anche se hanno un atteggiamento molto maschilista con le loro donne, con noi trattano alla pari. Forse perché sono anni che ci vedono in servizio. Sa dove troviamo reali difficoltà? Con i musulmani. Ricordo una volta, durante una perquisizione in casa, un nordafricano che urlava come un ossesso di non toccarlo perché eravamo nel Ramadan, mese della purificazione. Ha poi anche aggiunto che comunque mi era andata bene perché neppure lui poteva toccarmi, altrimenti me le avrebbe suonate».

Visto la preparazione atletica e il fisico, siamo sul metro e 75, magari non gli sarebbe stato tanto facile. Ma comunque visto che siamo in tema, qualche altro brutto momento?

«Il peggiore momento della mia vita è legato all’attività da sommozzatrice nel corpo dei vigili. Lo scorso maggio mi sono immersa nelle acque dell’Idroscalo per cercare i due cuginetti egiziani scomparsi. Purtroppo uno l’ho trovato proprio io. L’ho tenuto stretto senza sapere cos’altro fare».

Già i bambini...

«Sporchi, laceri, timidi, spaventati, spavaldi e aggressivi. Oggettivamente sono quelli che colpiscono di più. Anche perché vivono in contesti da terzo mondo in guerra più che da opulenta città europea. Ricordo un inverno, una giornata di sole con il cielo terso spazzato da un vento gelido. Una donna con una creatura di 4 o 5 giorni in braccio. In piedi il fratello, un trottolino infagottato che, barcollando, cercava di capire cosa gli stesse succedendo».

Possiamo immaginare la grande tenerezza.

«Anche se appena riescono a reggersi in piedi, già a tre o quattro anni, ti accolgono a male parole: “faccia di m....” è l’epiteto più delicato. E poi come niente ti prendono a sassate. Anche se poi gli fai due sorrisi e te li “compri” subito. Ma come vuole che crescano poi? Odio e diffidenza nei nostri confronti. Sentimenti che succhiano dalla nascita insieme al latte».

Non solo bambini nei suoi ricordi.

«Anche paura e botte. Come la scorsa primavera, saranno state le tre di notte. Eravamo di guardia a Triboniano quando un gruppo di nomadi viene ad avvertirci che dentro al campo c’è un albanese armato. Prepariamo l’intervento con gli altri colleghi quindi avevamo tutto il tempo di pensare al pericolo. Però l’abbiamo affrontato e devo dire che sono stata sorpresa dalla mia determinazione. Anche se poi quando ci ripenso...».

E come è finita?

«Lo abbiamo bloccato a bordo della sua Bmw, ma addosso non aveva nulla».

E botte?

«L’anno scorso sempre in Triboniano quando ci hanno tirato addosso di tutto. Io ho “guadagnato” la gamba di un tavolo in testa».

Paura delle infezioni?

«Prima di iniziare questo servizio ci hanno vaccinato contro ogni sorta di malattia, quindi mi sento abbastanza tranquilla».

E quando finisce la giornata?

«Una grande doccia e tutti i vestiti in ammollo. Anche se hai l’impressione che non serva, quell’odore non te lo toglierai più dai capelli, dalla pelle, perché ce l’hai dentro la testa».