Paola Pezzo, due ori nel décolleté e tanta voglia di pedalare

Compie 40 anni la ciclista che stregò i Giochi con la scollatura: "Torna a correre Armstrong, perché non potrei farlo anch’io?"

Per i suoi primi quarant’anni si è regalata un tiramisù di cui è golosissima e un’ora di rulli in sella alla propria bicicletta. Fuori c’è la neve, in casa il tepore di una famiglia che Paola Pezzo, la più grande biker italiana di tutti i tempi, ha voluto fortemente. Kevin ha sei anni, il piccolo Patrick solo dieci mesi. Paolo Rosola è il papà attento e scrupoloso, che assieme a Paola segue l’attività di due negozi, uno a Bardolino e l’altro a Peschiera.

Paola Pezzo è rimasta nel ricordo di tutti per due medaglie d’oro olimpiche. Ma forse per una in particolare, la prima, quella di Atlanta ’96, in una giornata torrida che la indusse a slacciarsi la zip della maglia azzurra negli ultimi giri, offrendo sul traguardo l’immagine in mondovisione di una generosa scollatura. E quella zip che la rese così famosa le offrì l’opportunità di lanciare una linea di abbigliamento con la sua firma in cui paradossalmente la zip finì... sulla schiena. «Non volevo essere ricordata solo per aver fatto vedere a tutti il reggiseno. Ma quello fu un gesto spontaneo, faceva un caldo tale...». E proprio per questo quattro anni dopo, a Sydney, si ripresentò per prima al traguardo con una maglietta accollatissima. Ma ormai la fama l’aveva già raggiunta.

«Adesso la bicicletta è pura passione – ci racconta la veronese di Bosco Chiesanuova, che oggi vive a Garda -. La mia parentesi agonistica si è conclusa nel 2002 e devo dire che le soddisfazioni non sono mancate. Ho vinto tutto quello che desideravo vincere».

Intanto ieri ha tagliato il traguardo dei quarant’anni: come si sente?
«Come l’altro ieri che ne avevo 39. Ho lo spirito dell’eterna ragazzina. Oggi la priorità è la famiglia, ma lo sport nella mia giornata è un punto di riferimento importante. Se non posso uscire in bicicletta vado a sciare, se non posso sciare vado a correre a piedi, insomma, sono sempre in movimento».

Cosa si è regalata per questo traguardo?
«Un’uscita in bicicletta. Quando posso corro ancora, per stare in compagnia, per saziare la mia inguaribile voglia di sport e competizione. Lo scorso 10 agosto ho anche vinto una gara su strada, la Gran Fondo Charly Gaul, sul monte Bondone: è stata una gioia immensa».

Due titoli olimpici consecutivi, due ori ai Mondiali, una coppa del Mondo, tre europei, più un’infinità di medaglie e titoli di varia natura: come vede oggi la mountain-bike?
«Non bene. La federazione in questi anni non ha investito, non c’è stato un adeguato ricambio generazionale e, soprattutto, mancano talenti e persone in grado di poter scovare vocazioni e insegnare qualcosa».

Lei e suo marito Paolo Rosola (ex professionista di buon livello), potreste servire alla causa di questo rilancio?
«Se hanno bisogno di noi, sanno dove trovarci».

È l'unica biker, insieme a Gunn-Rita Dahle, ad aver vinto Olimpiadi, mondiali e coppa del mondo. Come si vive con un passato così?
«Basta pensarci poco e tirare dritto. Non mi sono mai seduta sugli allori, non mi sono mai fermata a guardare compiaciuta le mie medaglie. Io sono abituata a guardare oltre».

E oltre cosa vede?
«Fino a poco tempo fa pensavo ci potesse essere il “winter triathlon”: corsa a piedi, sci di fondo e mountain-bike sulla neve. Sembrava potesse diventare una nuova specialità olimpica ai Giochi invernali a Canada 2010 e io mi stavo già allenando, poi hanno deciso di non inserire questa nuova disciplina. Peccato, ci stavo facendo più di un pensierino...».

Ma come, anche lei pensa di tornare alle corse?
«E perché no? Torna Lance Armstrong e Paola Pezzo non potrebbe? No, state tranquilli, sto solo scherzando. Se penso al livello agonistico che c’è in giro mi verrebbe davvero voglia di tornare a correre, ma come ho detto oggi la priorità è la famiglia. Però insegnare a qualche ragazza a diventare una buona biker mi piacerebbe molto. L’idea che sia Paola Pezzo a creare l’erede di Paola Pezzo mi piace un sacco».