Paola, la suora tutta da ridere che sogna la tv

La Lavini, protagonista di «Nunsense»: «Dopo il musical voglio fare nuove esperienze. Sono cresciuta con il mito della soubrette»

Anna Frangione

Un’artista «a più dimensioni», capace di unire la passione per la recitazione e quella per il canto, approdando al musical. Paola Lavini, 31 anni, modenese di nascita con origini campane, sarà a Roma al teatro della Cometa dal 21 marzo al 9 aprile prossimi come co-protagonista in «Nunsense, il musical delle suore» con la Compagnia della Rancia di Saverio Marconi e la regia di Fabrizio Angelini. Dopo aver esplorato diversi territori creativi, all’orizzonte intravede nuovi sogni professionali: il cinema e la televisione. Ma senza improvvisazioni, come ha fatto finora.
Una carriera segnata dai musical «cult» di Broadway, come «Bulli e Pupe», «Evita», «La febbre del sabato sera», «Jesus Christ Superstar» con Planet musical e la regia di Massimo Romero Piparo, e la produzione off-Broadway «Nunsense» della Compagnia della Rancia, «Il viaggio di Boccadoro» al Festival di Selinunte. Come ha cominciato?
«Quasi per caso, prima del boom del musical in Italia. Mi sono chiesta: perché non unire il canto alla recitazione? Mi sento un’interprete, capace di esprimersi sia con la danza, il canto e la recitazione. Sul palco non devi far vedere solo le capacità tecniche, ma devi essere un personaggio. Sono molto determinata, ho sempre creduto nel lavoro duro, nello studio. Dopo l’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria, ho frequentato la Bernstein School of Musical Theater a Bologna, poi corsi allo Ials di Roma e al California di Milano. Lavoravo e studiavo, durante le ferie facevo stage e partecipavo a festival di teatro. Importante è stata anche l’esperienza con le compagnie di avanguardia che mi ha aiutato a destrutturare i testi e trovare idee nuove per riscriverli. Ma ho fatto un percorso solitario, la mia famiglia all’inizio non mi appoggiava. Mio padre più volte mi ha chiesto se fossi proprio convinta. Scelsi un futuro meno sicuro, ma ho raggiunto alcuni traguardi».
E insieme alla prosa, al teatro musicale, ha in cantiere altri progetti per il futuro?
«Il mio intento è quello di dedicarmi al cinema, alle fiction televisive. Sento di avere la maturità per fare nuove esperienze. A settembre uscirà “Gente di Mare”, una produzione Palomar, e “Lucia”, Immagine&Cinema. Ho lavorato anche per una co-produzione americana, britannica e italiana, “Rome”, recitando in inglese. Il talento per le lingue straniere mi aiuta molto nel lavoro. La conoscenza del francese mi permette di insegnare anche canto al Festival internazionale di teatro universitario a Casablanca».
E il varietà televisivo?
«Ho avuto sempre il mito della soubrette e per figure come Mina, Raffaella Carrà e Loretta Goggi, artiste capaci di fare più cose. Oggi forse è diverso, è un pò più difficile proporsi, ma mi piacerebbe lavorare anche in televisione. Sono legata al varietà in bianco e nero, a personaggi come Pippo Baudo. E grandi varietà oggi non ne vedo».
E proprio a «Sabato Italiano» di Baudo è stata ospite insieme al cast di «Nunsense», in cartellone al teatro delle Comete nella prossima stagione. Com’è interpretare il ruolo di una suora in versione comica?
«Più che comica, direi esilarante. Sono suor Robertanna, l’eterna sostituta, che è disposta a tutto pur di partecipare allo spettacolo di beneficenza messo in scena da cinque suore. Bisogna trovare i fondi per seppellire dignitosamente le sorelle morte a causa della ricetta un po’ particolare di suor Giulia. La Reverenda Madre alla fine acconsente a farmi esibire. Il titolo del musical è un gioco di parole intorno alla parola “Nonsense”. Ma non è affatto senza senso o blasfemo, ci sono dei momenti di forte messaggio sociale. “Il linguaggio cambia, ma i fondamenti no, tra i dubbi e i controsensi di questa società ritrovo nelle regole la mia identità”, queste le parole di una delle canzoni che interpreto».