Paolo, amante del denaro e delle macchine sportive

nostro inviato a Bereguardo (Pavia)

Dici Friggi a Motta Visconti e la gente ti mostra case, negozi, appartamenti. Ripeti il cognome quattro campi di grano più giù tra le 120 anime di Zelata, chiamata «la piccola Parigi» per quei conti e mezzi nobili che ci abitano ancora, e tutti dicono è il nostro Paolo, inghiottito dal sequestro più strano che la scarna storia del Pavese racconti. Nessuno se lo immaginava che Paolo, volto pulito, passato immacolato, finisse così. E infatti la storia è strana tanto che né magistrati né carabinieri assicurano che la scomparsa sia davvero un sequestro di persona e non qualcosa di diverso. Un’estorsione andata male o, persino, una simulazione. Certo meglio indagare come se fosse il peggior sequestro lampo piuttosto che sbagliare anche di un passo.
A scavare nel passato e nel presente di Paolo appare un interista sfegatato con il piglio di chi i soldi li mostra ancor più di quanto vorrebbe contarli. Ieri giovane studente d’alberghiera con le gambe livide al campo sportivo Francesco Scotti, all’oratorio San Giovanni Battista, le serate alle Rotonde di Garlasco, macchine sportive e giro d’aperitivo offerto a tutti. Oggi barista amato sì ma sempre a parlare un po’ troppo di denaro per una provincia annoiata pronta a sparlare. Poi compare Katia, mora, giovane, bella, pettinatrice a domicilio, ora casalinga. È la convivente con il quale divide una cascina ristrutturata in paese dopo un matrimonio finito in fretta. Ecco casa, un vialetto di ghiaia che s’apre su 3mila metri di prato fresco di taglio con gazebo e tende bianche. Lì il fienile, là la stalla, hanno oggi lasciato posto a travi a vista, parquet e un rilassante porticato. Un bambino di tre anni sgambetta con gli occhi grandi che abbracciano il mondo. Katia ancora non ha deciso cosa raccontare al piccolo Tommaso. Che ostinato già le rivolge la domanda cornice di un dramma sghembo: «mamma, dov’è papà?». Una casa splendore, comprata con il mutuo, dicono a 320mila euro un paio d’anni fa. Una famiglia unita, con il suocero d’origine sarda a fare i lavori di ristrutturazione per l’angolo di cielo della figlia. Roba di fino con operai -, «tutti extracomunitari scriva pure» sbottano gli invidiosi -, che s’alternavano alla cazzola e che oggi sono via via identificati dagli investigatori che cercano un filo d’avvolgere. Comprata nel 2006, era la vera casa dei Friggi. Mentre i genitori e la sorella Anna occupano gran parte di un intero isolato a Motta Visconti sopra il bar di famiglia e dove anche la coppia aveva vissuto prima di trasferirsi qui.