Paolo di Latros

Visse nel X secolo. Suo padre era un ufficiale bizantino caduto in battaglia contro i musulmani e suo fratello maggiore, Basilio, era monaco in Bitinia. Morta anche la madre, Paolo volle seguire le orme del fratello, che nel frattempo si era fatto eremita sul monte Latros. Ma Basilio, giudicando quel tipo di vita inadatto al fratello, impose a Paolo di entrare nel monastero di Kratia. Paolo si adeguò e rimase in quel monastero fino alla morte dell’abate. Poi, considerandosi sciolto dall’obbedienza, salì sul monte Latros e si scelse un’impervia caverna in cui stare, mangiando quel che offriva la natura (molto poco, in verità). Col tempo divenne famoso come asceta e si ritrovò attorniato dai discepoli, per i quali dovette fondare una vera e propria “laura” (cioè, un insieme di celle-grotte vicine ma distinte). Vent’anni dopo, però, il posto era diventato così affollato da indurre l’abate Paolo ad allontanarsi in cerca di solitudine. La trovò in una grotta dell’isola di Samo, ma fu ben presto scovato e raggiunto. Coi nuovi discepoli potè ricostruire ben tre “laure” distrutte dai saraceni. Poi, i suoi vecchi compagni di Latros riuscirono a convincerlo a tornare. Era pieno di attenzioni nei confronti dei poveri, sebbene non possedesse nulla. Non di rado si privava per loro di quel poco cibo che aveva e talvolta anche dell’abito. Ma era seriamente disposto a vendersi come schiavo pur di aiutarli. Chi lo conosceva non ne dubitava. Tra questi c’era perfino l’imperatore Costantino Porfirogenito, che ricorreva spesso, per via epistolare, ai suoi consigli. Morì verso il 965.
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