Da via Paolo Sarpi le attività della comunità asiatica si sono estese a tutti i quartieri. Crescono in periferia i magazzini per lo stoccaggio della merce Chinatown, un business di falsi da 25 milioni Nell’ultimo anno sequestrati 10 milioni di pezzi co

Ieri confiscati 25mila compact disc e dvd. Recuperati anche 5mila bollini della Siae pronti all’uso

Solo una strada, fino a pochi anni fa. Ora è una galassia. L’imprenditoria cinese investe, diversifica, si propaga sul territorio urbano. Seicento vie sparse a Milano in cui sorgono circa duemila negozi made in China, e la periferia in cui si moltiplicano i capannoni per lo stoccaggio della merce. Una febbrile attività di importazione e vendita di prodotti asiatici, il confine della legalità troppo spesso varcato. Marchi contraffatti e articoli privi dei requisiti di sicurezza. In totale, stando ai sequestri effettuati dalla Guardia di finanza, oltre dieci milioni di pezzi solo nell’ultimo anno. Un enorme mercato parallelo e illegale, merce il cui valore supera - secondo una stima definita prudente dalle Fiamme gialle - i 25 milioni di euro l’anno.
Ieri, ancora un’operazione della Gdf. In zona Paolo Sarpi, storicamente il cuore della Chinatown milanese. Dopo settimane di indagini, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale hanno sequestrato oltre 25mila tra cd e dvd (per un valore totale pari a circa 400mila euro) privi del contrassegno della Siae in un esercizio gestito da un commerciante cinese, denunciato per commercio di merce contraffatta, ricettazione e violazione della legge sui diritti d’autore. Non solo. Oltre a film, cartoni animati e giochi per computer, si aggiungono quasi 5mila adesivi della Società italiana autori ed editori, regolarmente acquistati nel 2004 ma mai applicati ai prodotti messi in vendita. E l’ipotesi degli investigatori delle Fiamme gialle è che quei bollini venissero riciclati o incollati solo in caso di necessità, o in presenza nel quartiere delle forze dell’ordine. Un sequestro, quello di ieri, che è il più consistente dell’anno. Dall’inizio del 2006, infatti, erano stati 48mila i cd e dvd confiscati dai finanzieri. Finito dicembre, dunque, il bilancio sale a 73mila pezzi.
Ma l’attività delle Fiamme gialle negli ultimi dodici mesi ha svelato numeri degni di un’economia «ombra». Importazione della merce dall’Asia, transito attraverso il porto di Genova dove viene caricata sui camion e trasportata a Milano. Stoccata nei capannoni alla periferia della città (alcuni magazzini illegali sono stati scoperti di recente nel quartiere di Quarto Oggiaro), per entrare poi nei canali della vendita al dettaglio attraverso pagamenti in contanti che rendono ancora più difficile tracciare la filiera della compra-vendita. Tecnologia da pochi euro, abiti, giochi per bambini. Un commercio, quello cinese, che viaggia spesso sui binari della contraffazione dei marchi, e dello smercio di prodotti privi delle garanzie di sicurezza. Nel primo caso, sono stati sequestrati 2 milioni e 476mila giocattoli, 430mila apparecchi elettrici e oltre 300mila capi di abbigliamento e accessori di moda. Nel secondo, circa 7,5 milioni di prodotti, di cui 330mila apparecchi elettrici definiti «estremamente pericolosi» dai militari della Guardia di finanza. Cinquanta i commercianti di origine cinese che sono stati denunciati, mentre supera i 25 milioni di euro il valore della merce sequestrata dall’inizio dell’anno. Resta da scoprire le proporzioni complessive di una ricchezza ancora sommersa nelle pieghe di una comunità difficile da avvicinare anche per le forze dell’ordine.