Il papà di Alice: «Me l’hanno ammazzata»

«Me l’hanno ammazzata e ora devono pagare. Me l’hanno ammazzata di botte la mia piccolina». È sconvolto dal dolore Massimo Rossetti, il papà naturale della piccola Alice, la bimba di 5 anni morta domenica notte all’ospedale Sant’Andrea. Per il pm Caterina Caputo del Tribunale di piazzale Clodio ad averla uccisa potrebbe essere stato il patrigno, Mauro Bronchi, 38 anni, convivente della mamma, Viviana Di Laura, 28 anni, unica testimone e principale accusatrice dell’uomo. Bronchi dalla sera di lunedì si trova nel carcere di Regina Coeli, il gip Luciano Pugliese l’altro giorno ne ha convalidato l’arresto. L’accusa, dunque, è d’omicidio volontario. Stando agli esami autoptici eseguiti dai medici dell’istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli, Alice sarebbe morta per una crisi di soffocamento, probabilmente in seguito a uno strangolamento. Sul suo corpicino sono stati trovati segni ed ecchimosi di lesioni molto vecchie nel tempo, il che lascia pensare a percosse subite non occasionalmente. Mentre saranno ulteriori esami istologici a dire se la bambina sia stata vittima anche di violenza sessuale.
Ieri, davanti al procuratore aggiunto Italo Ormanni, Rossetti è scoppiato in lacrime: «Da quando la mia ex moglie è andata a vivere con Bronchi non riuscivo più a vedere Alice - ha detto Massimo, assistito dall’avvocato Alessandra Pomponi Tomei - Ora voglio giustizia». La «beffa delle beffe» secondo il legale, però, sarebbe un’altra. «Quando Rossetti è andato a chiedere il nulla osta per i funerali - dice l’avvocato - ci hanno risposto che lo avevano già dato. I funerali, fissati per oggi, sono stati già organizzati dalla gente di Borgata Finocchio. «Il 21 giugno scorso - spiega ancora il legale del papà di Alice - abbiamo presentato una querela in procura. Il giorno prima ci eravamo recati dai carabinieri di Viale Asia che però ci avevano detto di non depositare la denuncia in quanto in questo modo si rischiava una controdenuncia per calunnia. Nell’esposto ci dicevamo preoccupati perché Rossetti, da tempo aveva cercato, ma inutilmente di vedere la figlia. Il comportamento della ex moglie era radicalmente mutato. Era sparita e non si sapeva neppure dove abitava». Insomma sembra la cronaca di una tragedia annunciata? Pomponi Tomei affonda: «Il 13 giugno scorso - racconta - chiamammo il 113 e una volante riuscì a bussare alla porta della casa di Bronchi. Gli agenti non riuscirono a vedere Alice, ma scorsero la madre con un occhio pesto». Intanto, Viviana Di Laura ieri mattina è stata acoltata nuovamente dai magistrati. La donna, come spiega il suo legale, l’avvocato Rossano Onorato, non è indagata. Viviana, accompagnata in procura dalla madre, avrebbe parlato delle intimidazioni, delle violenze a cui era sottoposta da Bronchi. Insomma un clima di terrore che le avrebbe impedito di parlare, di ribellarsi. Un atteggiamento di cui i pm le chiederanno conto.