Papà disperato: «Io, tradito dalle assistenti sociali»

«Le assistenti sociali non mi hanno nemmeno ascoltato, mi sono sentito tradito da chi doveva aiutarmi. Ora vorrei solo che fosse il giudice ad ascoltarmi». Sergio V., si porta dietro una cartella piena di relazioni, certificati, documenti: tutti dimostrano che lui è un ottimo padre e che non ci sono motivi per i quali non dovrebbe tenere con sé i due bambini, di sette e cinque anni, avuti dalla moglie da cui è separato. L’uomo, un artigiano rapallese molto attaccato ai valori della famiglia, vive una storia difficile da quando, 3 anni fa, si è separato dalla compagna sudamericana dalla quale ha avuto due figli. «Dico due, anche se la mia compagna l’ho conosciuta che aspettava il primo bambino poiché era incinta di 4 mesi di un uomo che l’aveva abbandonata - spiega Sergio - ma io l’ho amato da subito quel bimbo e l’ho riconosciuto immediatamente. Poi, dopo un anno e mezzo è nato il nostro secondo bambino». Tutto bene fino a quando, con il passare del tempo, le differenze culturali nella coppia si fanno insostenibili. Mentre Sergio cerca il calore di un nucleo familiare fatto di papà, mamma e figli, la compagna si circonda notte e giorno di molti fratelli che, arrivati dal Sudamerica diventano un onere anche per Sergio.
«Così ci siamo separati, e i bambini sono stati affidati a me», spiega l’uomo che comincia con grande buona volontà a fare da papà e da mamma per i due piccoli, che frequentano prima la scuola materna poi le elementari con ottimo profitto e grande serenità. Parlano le relazioni delle maestre, sia nella scuola privata sia in quella pubblica: «I bambini - scrivono le insegnanti - sono sereni, curati, ben vestiti e sempre ordinati, segno che vivono una situazione familiare tranquilla».
Ma quando la madre chiede di riaverli, nonostante l’affido congiunto, per Sergio comincia un calvario. «Ora mi hanno tolto l’affido congiunto, il giudice si è basato sulle relazioni delle assistenti sociali che mi hanno affibbiato una relazione con una donna nonostante ciò non sia vero e per me non esistano altro che i miei figli - spiega l’uomo disperato -. Io li vedo ugualmente i bambini, li vado a prendere a scuola, li tengo qualche volta con me, ma mi dispiace vedere che non sono curati, non sono puliti e a volte, sebbene abbiano la febbre o se si sentono male, non vengono curati». Sergio però, più che con l’ex compagna che adesso attende un terso figlio da un altro compagno, se la prende con chi ha il compito di salvaguardare i bambini e non gli avrebbe nemmeno concesso di spiegare le proprie ragioni. «Prendiamo il caso della donna con cui dicono che io abbia una relazione - dice - Questa signora è mancata, si è uccisa per la disperazione di aver perduto un figlio in un incidente stradale. Io, però l’avevo conosciuta soltanto per motivi di lavoro. Aveva infatti messo un annuncio sul giornale come colf e io l’avevo chiamata per vedere se poteva darmi una mano con lo stirare e il pulire. Poi però non se n’è fatto niente, non coincidevano gli orari, io non volevo gente in casa al pomeriggio quando c’erano i bambini, e al mattino lei non poteva». Tuttavia quando Sergio, turbato per aver saputo, settimane dopo, che la signora si era tolta la vita, ha tentato di parlarne con le assistenti sociali, il racconto - a suo dire - si sarebbe ritorto contro di lui. «Come se tra noi ci fosse stata una relazione, fatto che può essere smentito addirittura dalla mia famiglia che sa che io sto vivendo un dramma e lo stanno vivendo anche loro. I miei parenti sanno come io ami i miei bambini. Io desidero solo il loro bene e vorrei che un giudice mi ascoltasse davvero».