Papà Giuliani e compagni per una Quaresima no global

Intanto don Gallo presenta a Tursi il «Cantico dei drogati», un libro a favore delle droghe leggere voluto dal Buridda

(...) L’organizzazione è «firmata» direttamente dal Duomo di Milano, dal centro culturale «San Fedele», non da una qualsiasi delle centinaia di parrocchie della città. E monsignor Luigi Manganini, per quest’anno, ha deciso di dedicare tutta la serie di incontri, al tema «Incontro allo straniero - Dialoghi di Quaresima», dove per «straniero» si intende colui che è diverso per cultura, estrazione, pensiero anche politico. Il 29 marzo, infatti, il titolo dell’incontro aperto a quanti desiderano seguire il percorso tracciato dalla Diocesi per avvicinarsi alla Pasqua sarà: «Di fronte all’altro, quando l’altro è un nemico».
Sarà un «confronto». Un «confronto con le esperienze di Carol Beebe Tarantelli, Giuliano Giuliani e Giuseppe Coscione», specifica il volantino del Duomo di Milano. Che non si sofferma sul curriculum dei protagonisti dell’incontro. Non specifica insomma che Carol Beebe Tarantelli è sì la vedova del giuslavorista ucciso dalle Br, ma è stata lei stessa deputata del Pds. Che l’esperienza di Giuliano Giuliani è purtroppo legata principalmente alla morte del figlio. E che Giuseppe Coscione è il presidente del Comitato Piazza Carlo Giuliani. Un dibattito a senso unico, in pratica, per preparare la quaresima dei milanesi. Un dibattito per dare voce a chi la violenza di piazza l’ha vissuta in prima persona, ma rigorosamente da sinistra. «La proposta di quest’anno - fa presente il comunicato di presentazione dell’iniziativa del Duomo - si intitola “Incontro allo straniero” e si rivolge all’esperienza, molto attuale, dell’incontro con il “diverso da noi”. Questa è a volte causa di conflitto e favorisce il sorgere della violenza e della chiusa separazione. Nel contempo la presenza dell’altro è occasione d’incontro e sfida per la ricerca della pace». Il problema di questo incontro è, più che altro, l’assenza dell’«altro», cioè di chi possa fare da contraltare a Giuliani, Coscione e Beebe Tarantelli.
E se nessuno accende il computer per scrivere lettere aperte su internet al cardinal Dionigi Tettamanzi, per invitarlo a impedire che l’incontro del 29 marzo venga realmente tenuto, a Genova un altro «prete contro» continua la sua missione fatta di un catechismo tutto particolare. È naturalmente don Andrea Gallo che, dopo lo spazio mediatico conquistato da don Paolo Farinella con la lettera al Papa, torna protagonista. E lo fa nel salotto buono della città. Perché per la presentazione del suo ultimo libro, è stata offerta nientemeno che la Sala Rossa di Palazzo Tursi, la sede del consiglio comunale di Genova.
Il titolo del libro è più che mai esplicito: «Il cantico dei drogati», edizioni «Sensibili alle foglie». Quanto di più antiproibizionista possa esserci fin dalla copertina. Anche perché, a scanso di equivoci che pure non ci sono, il libro è inserito in una serie di iniziative del «laboratorio sociale occupato Buridda» di via Bertani, al quale il Comune evidentemente, oltre alla sede occupata abusivamente, concede anche la propria «casa» più prestigiosa. Domani, nella sala Rossa, accanto a don Andrea Gallo sarà presente anche Domenico Chionetti del centro sociale Terra di Nessuno. Un incontro per presentare un libro a sostegno della droga libera e di chi ne sostiene (anche politicamente) l’importanza. Ma il fatto che ci sia un prete, anzi, che il protagonista principale di questa iniziativa, sia un sacerdote, evidentemente non sconvolge le coscienze di molti «cattolici seri e adulti», turbati piuttosto dall’agenda di Papa Benedetto XVI.