Un papà per i problemi della Foce

Tutti e quattro felici e sorridenti. Insomma, di un bel quadretto famigliare si serve Francesco Massa, candidato di Alleanza Nazionale nel Municipio VIII Medio Levante, per farsi conoscere dai suoi futuri elettori. Si presenta così, in una foto con la moglie e i suoi due figli, il piccolo Stefano e Silvia. Lui, che dall'alto li sovrasta quasi nell'atto di proteggerli. Lui, il marito e il padre. Ma non solo, anche il politico. Francesco Massa di professione avvocato, ha preferito sostituire i santini elettorali con un volantino in cui mostra la sua sfera privata. «Ho fatto questa scelta - dice -, proprio perché in questo modo mi sembrava di essere più vicino alle persone che potrebbero votarmi». Alle spalle tanti anni di politica: consigliere del quartiere Foce dal 1982 al 1997 e consigliere nella circoscrizione Medio Levante dal 2002. Battagliero nel combattere i problemi legati ai quartieri della Foce, di Albaro e di San Martino. «Quanti scontri in passato per eliminare la piaga dell'abusivismo soprattutto in corso Italia - racconta -. E anche per trovare una soluzione al degrado in cui versa piazza della Vittoria, tra pavimentazione dissestata, senzatetto e sbandati che si servono dell'area sotto i portici per bivaccare, e rifiuti abbandonati un po’ ovunque». Massa fu anche uno dei promotori della targa in onore di Fabrizio Quattrocchi. «Fu un'importante e sentita iniziativa - spiega -, che purtroppo suscitò molte polemiche tra gli esponenti della sinistra, e proprio per questo motivo venne ostacolata». Se verrà rieletto promette interventi forti e decisi per risolvere il problema del traffico nella zona di Albaro. «Tra aree blu e traffico in tilt i residenti hanno superato da tempo il limite di sopportazione - polemizza -. È necessario trovare delle soluzioni che non facciano distinzione tra cittadini di categoria A o B. Non ci devono essere privilegiati quando si parla di parcheggi, altrimenti ne risente inevitabilmente la viabilità e la stessa vivibilità di un intero quartiere».