«Papà, papà, sei grande come una montagna»

Maria Rosa Quario

da Pragelato

Laura e Martina la cerimonia di premiazione l’avevano già vissuta sabato sera nella camera del papà: dopo aver messo disordine dappertutto e sconvolto la tranquillità di solito ferrea della sua vigilia, avevano indossato pettorale e medaglia d’oro della staffetta, avevano intonato l’inno di Mameli e si erano applaudite da sole. Ora, nel parterre, inseguite da telecamere e microfoni, non riescono quasi a credere che tutto stia accadendo veramente.
La famiglia Di Centa ha fatto invasione di campo pochi istanti dopo la volata vittoriosa di Giorgio. Guidato da un ariete di sfondamento come Lello Pagnozzi, il gruppone con Manuela, suo marito Fabio Meraldi, papà Gaetano, il fratello Andrea, la moglie Rita e le due bambine, issate sulle spalle degli uomini per non correre rischi, si è gettato nella mischia e davanti alle telecamere. Mancano solo la mamma Maria Luisa, rimasta a casa ad accudire i cani, e la figlia Gaia, 18 mesi, troppo piccola per una faticaccia simile. È a loro, a questa grande famiglia, che Giorgio dedica la medaglia d’oro, pensando soprattutto a Rita, «che è proprio la mia dolce metà, il mio 50%, perché senza di lei non sarei quello che sono». Rita non riesce a nascondere l’emozione.
Era arrivata sabato nel pomeriggio e la sua scelta di venire a vedere la 50 è stata del tutto casuale, dipendeva infatti dall’amico che avrebbe guidato l’auto, visto che lei da sola non se la sentiva di affrontare il lungo viaggio da Paluzza. Durante la gara è stata in tribuna, la volata le ha dato un’emozione strappalacrime, ora si guarda in giro felice e racconta che «Giorgio non è pessimista, ma solo realista, perché non si deve parlare delle cose fino a quando non si sono conquistate. Si merita questa vittoria, nessuno può immaginare i sacrifici che fa per allenarsi, se penso alle volte che l’ho visto tornare a casa stravolto dalla fatica chiedendomi il perché. Io non ho mai messo bocca nelle sue scelte e ho accettato con piacere di dedicarmi da sola alle tre bambine, me lo ha chiesto lui, per stare più tranquillo».
«Papà è grande come una montagna!» urlano Laura e Martina, mentre lui, la montagna, stenta a credere alla realtà. «E adesso posso anche smettere... Ho avuto fortuna, sì, per vincere ci vuole anche quella. Ho fatto tesoro dell’errore commesso nella gara pursuit, quella del quarto posto, e non ho tirato sull’ultima salita per arrivare fresco nel lungo rettilineo finale. Appena sono scattato mi sono detto ecco, vedrai che anche stavolta hai sbagliato, era troppo presto per andare in testa, ma mi sentivo bene, avevo sci velocissimi e un buon ritmo. Fino all’ultimo metro ho aspettato la rimonta degli altri, sono abituato ad essere sorpassato davanti al traguardo, ma no, stavolta non c’era nessuno, ho tagliato la linea e solo lì ho realizzato di aver vinto».
Prima grande vittoria della carriera. Giorgio non è abituato. Si sente quasi in difficoltà a gestire le attenzioni tutte per lui, confessa di preferire le vittorie con la squadra, arrossisce quando riceve la telefonata di Stefano Baldini, si emoziona all’idea della premiazione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi. Parla dei tecnici, l’oro è anche per loro, «perché hanno sempre creduto in me, finora non ero ancora riuscito a dargli una grande soddisfazione e la cosa mi spiaceva molto».
Timido e modesto, ma l’occasione è buona per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Dovevo proprio vincere un oro olimpico per lasciare un segno, per far capire di essere forte, in coppa del mondo ero spesso andato bene ma la considerazione era scarsa. Tecnici a parte, nessuno credeva in me, tutti vedevano Piller Cottrer già d’oro, ma io nelle lunghe distanze sono sempre stato forte, ultimamente poi sono migliorato molto nella tecnica libera e questo è stato importantissimo per economizzare energie». Già, Piller Cottrer. Quinto, una volata senza speranze per lui che ha mille doti ma non quelle da velocista. «Ho cercato di stare sulle code di Giorgio, ma alla fine non ce l’ho più fatta e sono stato infilato da due cagnacci, Dementiev e Botvinov, due che davvero non mi piacciono e rendono ancora più amara la sconfitta. Non è stato un bel finale per questa Olimpiade grandiosa, mi consolo con le due medaglie vinte, ma certo parto con l’amaro in bocca. Non avevo sci velocissimi, anche per questo non ce l’ho fatta a fare la differenza quando ho provato ad attaccare. Purtroppo quando la 50 km è con partenza in linea la tattica conta molto più del valore dei singoli. Per fortuna ha vinto Giorgio».