Il papà stupratore vende la storia dei suoi orrori

È in carcere per aver tenuto prigioniera la figlia e i sette bambini
nati dalle violenze incestuose durate 24 anni Ora l’ingegnere austriaco
offre ai tabloid i testi dei suoi interrogatori: quattro milioni per
raccontare tutto. <strong><a href="/a.pic1?ID=316492">La confessione: &quot;Elisabeth era la mia ossessione&quot;</a></strong>

«Vien da pensare che un giorno così non possa che iniziare con un tremito». In alto a destra, sulla prima pagina, in corsivo, c’era questa frase oscura, minacciosa e vaga come una premonizione. Era l’inizio di Hannibal, romanzo thriller di Thomas Harris dove il protagonista era ancora lui, il dottor Hannibal Lecter, quello del Silenzio degli innocenti. Hannibal come paradigma del malvagio, come incarnazione degli incubi che ciascuno di noi si porta sepolti dentro, e che ogni tanto, di notte, quando i cancelli dell’inconscio si aprono, vengono a farci visita.

Uomini che di umano non hanno nulla, ci diciamo per farci coraggio. Caratteri buoni per storie horror. Poi guardi la faccia di Josef Fritzl, l’uomo che sequestrò e violentò sua figlia Elizabeth per 24 anni, rinchiudendola in un bunker e costringendola a partorire sette volte, e capisci che il male, il Male Assoluto abita tra noi. Josef, l’elettrotecnico di Amstetten, 120 chilometri a occidente di Vienna, ieri è tornato a far parlare di sé. L’orco settantatreenne, nato troppo tardi per vestire la divisa delle SS - ah, il rimpianto di quei giorni intessuti di ordine, di disciplina, di fermezza! - ha bisogno di soldi. Molti soldi. Diciamo un quattro milioni di euro. Ecco, per quella cifra è disposto a vendere le sue memorie, ha fatto sapere il vecchio ratto dal fondo della sua cella. Per quattro milioni dà tutto: i verbali dei suoi interrogatori, gli atti dell’inchiesta, i diari di Elizabeth, sua figlia, negli anni in cui la tenne in cantina, nel carcere che lui stesso aveva realizzato coi soldi di istituzioni pubbliche convinte di finanziare un rifugio antiatomico. Fritzl è sempre stato un uomo pieno d’idee. I maniaci, gli psicopatici hanno sempre la testa in ebollizione. Aveva trovato anche un intermediario, il vecchio Fritzl: un suo conoscente, uno col quale si era lagnato sbuffando: «Tutti scrivono di me, ma sono io l’attore principale. Perché devono essere gli altri a far soldi con la mia storia? Qui mi sfruttano!» Di qui l’idea di contattare certi giornali scandalistici inglesi...

Guardate la sua faccia. L’aria strafottente, sprezzante di questo uomo ormai anziano, è la stessa che i vicini di casa gli hanno visto stampata in faccia negli anni. Guardate le sue sopracciglia da Mefistofele, pensate per i prepotenti e i malvagi; e il baffetto da ganzo. Guardate il grigioverde di quello sguardo gelido, da aguzzino, da cui sua moglie Rosemarie, una nullità che Josef dominava a piacimento, si sentiva schiacciata. «La considerava come un allevatore considera la sua mucca migliore», confidò a cose fatte la migliore amica di Rosemarie, la sventurata moglie del mostro.
Il padre che seppellì viva la figlia è ora pronto a lucrare sulla sua bestialità, su quell’incubo atroce durato 8.645 giorni. Più che un uomo, si direbbe un grumo di sporcizia. Un essere abietto, un pazzo posseduto dal Male che se ne andava in vacanza in Thailandia, a comprarsi ragazzine per una manciata di dollari. Lui e Elizabeth. Lei violentata fin da quando era una ragazzina di 10 anni. A 16 è già fuggita di casa due volte. A diciotto, dopo una terza fuga, rientra a casa. È maggiorenne, pensa di potersi difendere dal bruto. Invece sparisce dalla scena del mondo. Il padre la seda con l’anestetico, l’ammanetta, la trasferisce nel rifugio che si è costruito sotto casa. Per tutti, Elizabeth se ne è andata di casa, stavolta per sempre. Nella cantina, trasformata in un luogo che sembra perfino accogliente, come un asilo in cui trionfano i gialli, i rossi, e perfino i personaggi dei cartoni, Elizabeth genera 7 bambini. Sette come i figli che Josef ha da Rosemarie. Uno non sopravvive e viene gettato nella caldaia. Tre vengono portati in superficie e allevati dal nonno-padre. Tre condannati alle tenebre: giù, in cantina, per sempre. Fino a quando Kerstin, ridotta a uno scheletro, viene portata dal «nonno» in ospedale e lì, alla seconda domanda, lui va in confusione, un medico si insospettisce e il banco dell’orco salta.

«Un marito e un nonno molto affezionato ai bambini». Questo dissero i vicini, quando i cronisti andarono a bussare alle loro porte. I vicini non sanno mai niente, non vedono mai niente, fateci caso. Lui, il rappresentante del Male per l’Austria occidentale, andava a messa tutte le domeniche, allevava canarini, ereditava appartamenti e negozi che gli consentivano una vita agiata e vacanze sulla spiaggia di Pattaya, in Thailandia. La sera, quando le tenebre calavano anche sul suo cuore, Josef scendeva in cantina. E forse anche lì sotto, dopo che ci aveva messo una bella tivù, e anche un videoregistratore, Josef vedeva con i bambini i cartoni di Tom e Jerry. Sì, proprio quelli che «lo facevano sghignazzare come un bambino», come raccontò un testimone.