Papà Vernarelli: «Ecco le prove che Friedrich non era al volante»

Non era Friedrich Vernarelli l’uomo alla guida dell’auto che il 18 marzo scorso travolse e uccise due turiste irlandesi sul Lungotevere degli Altoviti, a Roma. A sostenerlo è stato, ieri, il padre di Friedrich, Roberto Vernarelli, che nel corso di una conferenza stampa ha presentato un’ampia documentazione e ha chiesto alla magistratura di far luce sulla vicenda. Da marzo scorso Friedrich è detenuto presso il carcere di Regina Coeli con le accuse di omicidio colposo plurimo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Il processo nei suoi confronti avrà inizio il 30 settembre, mentre per lunedì prossimo è prevista la discussione davanti ai giudici del Riesame di un’istanza di concessione degli arresti domiciliari. «Ma quella notte mio figlio non era solo in auto - ha affermato Roberto Vernarelli - con lui c’erano anche due ragazzi ungheresi che vivono attualmente in Inghilterra». «Un testimone oculare ha affermato che l’auto, subito dopo l’investimento delle ragazze, si sarebbe fermata. Il conducente, che non era Friedrich, sarebbe sceso precipitosamente e si sarebbe dileguato insieme con un altro ragazzo». A quel punto Vernarelli, spaventato, si sarebbe messo alla guida per allontanarsi. La famiglia dell’accusato ha rintracciato i due ragazzi e ne ha diffuso le foto e le generalità, affinché «la magistratura ne faccia l’uso che riterrà opportuno». Un capitolo a parte merita il supertestimone della tragedia, Manuel Ruiz, americano, che al tribunale di Los Angeles ha reso una testimonianza giurata dicendo di aver visto scendere il guidatore e che questo non assomigliava a Friedrich. «Siamo riusciti a reperire il video della testimonianza - afferma Vernarelli - e lo porteremo in procura, ma ricordo che si tratta dello stesso testimone che la polizia municipale ha condotto al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito, solo 30 minuti dopo l’incidente, per un confronto diretto con mio figlio. Ebbene, già allora Ruiz non ha riconosciuto Friedrich e ha dichiarato a verbale: “non è lui il conducente”. Perché i magistrati non hanno tenuto conto di questa testimonianza?». Vernarelli si sfoga tra le lacrime: «Chi era demandato alle indagini si è accontentato di una prima ricostruzione dei fatti e di una confessione resa da mio figlio quando ancora era in stato confusionale». «Anch’io - aggiunge - sono incorso in questo errore spronandolo a prendersi le sue responsabilità prima di aver fatto gli accertamenti del caso». La descrizione del conducente data da Ruiz, nel verbale della polizia municipale, parla di un ragazzo sulla trentina, alto circa un metro e ottanta, con occhiali probabilmente da vista. Indossava jeans scuri e una maglia scura a righe bianche. «Friedrich - dice Vernarelli mostrando una foto - quella sera indossava cappello e giubbotto e non portava occhiali». Vernarelli fa poi riferimento a una perizia svolta da un tecnico della Procura in cui emergerebbero dettagli importanti per la difesa: la velocità dell’auto al momento dell’impatto sarebbe stata di 84 km all’ora e le vittime, vestite di scuro, avrebbero attraversato la strada con il rosso.