Il Papa tra gli 800mila di Colonia «Solo Dio è la vera rivoluzione»

Alla veglia della Gmg Ratzinger ha ricordato Karol Wojtyla: «É con noi in questo momento»

nostro inviato a Colonia
«Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione». Papa Ratzinger è contento, disteso. Ha il volto quasi stupito di fronte all’enorme marea umana che affolla la spianata di Marienfeld. Una distesa di fiammelle accese, simbolo della stella, la stessa che hanno seguito i re magi. C’è la grande croce della Gmg portata a spalle sulla collina da sette ragazzi, c’è l’icona di Maria. Ci sono davanti a lui ottocentomila giovani che cantano e pregano. Quando Ratzinger benedice la grande campana dedicata a Giovanni Paolo II, un applauso scrosciante saluta il grande assente ancora presentissimo: «È con noi in questo momento!» improvvisa il Papa. La regia della grande veglia della Giornata mondiale della Gioventù di Colonia è accurata. La liturgia è essenziale, con la sola incongruenza dei giocolieri davanti all’altare dopo il Magnificat e l’Adorazione.
Ai giovani, ancora una volta, Papa Benedetto non lancia appelli etici, non pronuncia reprimende. Li accompagna invece alla scoperta di un volto, attraverso l’esperienza dei re magi. «Il potere di Dio – spiega – è diverso dal potere dei potenti del mondo», il suo agire diverso da come lo immaginiamo, Dio «non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni», ma contrappone «al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore». I magi imparano che devono «donare se stessi» perché «un dono minore non basta per questo re».
Cita Giovanni Paolo II, il Papa, e la grande schiera di santi e beati da lui proclamati: persone che «semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano la strada per diventare felici». Loro, i santi, «sono stati i veri riformatori». Cita Benedetto, Francesco, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, ma anche padre Kolbe, Edith Stein e padre Pio (quest’ultimo applauditissimo). «Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo».
Poi Papa Ratzinger ricorda i drammi del XX secolo, le rivoluzioni che hanno preteso «di prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo». Assolutizzando ciò che invece era relativo hanno prodotto il totalitarismo che toglie all’uomo «la sua dignità e lo schiavizza». «Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, il garante della nostra libertà. La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio».
Benedetto XVI invita quindi i giovani a non costruirsi «un Dio privato» ma a scoprire il suo vero volto, che i magi hanno incontrato nel bambino di Betlemme. Papa Ratzinger afferma che nella Chiesa Gesù «si rivela» vivente. Dice che «si può criticare molto la Chiesa», una «rete» che contiene «pesci buoni e pesci cattivi». Ricorda la richiesta di perdono per il male causato dagli «uomini di Chiesa» pronunciata dal predecessore, che «in tal modo fa vedere anche a noi la nostra vera immagine e ci esorta ad entrare con tutti i nostri difetti e debolezza nella processione dei santi che con i magi ha preso il suo inizio». «In fondo – dice il Papa che nelle meditazioni del Venerdì Santo, ancora cardinale, aveva parlato della “sporcizia” presente negli ambienti ecclesiastici – è consolante il fatto che esista la zizzania nella Chiesa. Così, con tutti i nostri difetti possiamo tuttavia sperare di trovarci ancora nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori».
La conclusione dell’omelia, interrotta dodici volte dagli applausi, è quella del Papa che non vuole essere al centro dell’attenzione, ma indicare un altro protagonista: «Cari amici, questa non è una storia lontana, avvenuta tanto tempo fa. Questa è presenza». E i giovani di Marienfeld fissano insieme al vecchio padre vestito di bianco la grande ostia consacrata che svetta sull’altare sotto la grande nube.