Il Papa in Africa: andrà in Camerun e Angola "Basta violenza anticristiane in Irak e India"

Benedetto XVI ha annunciato il viaggio a marzo al termine della omelia
della messa conclusiva del Sinodo sulla parola di Dio, rito
concelebrato con 326 cardinali nella basilica di San Pietro. Appello per il rispetto e la difesa dei diritti delle comunità cattoliche<br />

Città del Vaticano - L'annuncio del viaggio in Camerun e Angola, primo in Africa del pontificato, e la convinzione che dalla Bibbia partirà il rinnovamento della Chiesa sono stati espressi dal Papa nella messa conclusiva delle assise dei vescovi, riuniti in Vaticano dal 5 ottobre a confrontarsi sulla parola di Dio. Nel congedarsi dai presuli, che ora torneranno nelle diocesi in ogni angolo della terra, il Papa, nell'ambito di un rito solenne con 326 concelebranti e preghiere anche in russo, arabo e hindi, ha riassunto il suo punto di vista sul lavoro di queste settimane.

Ha anche invitato al "dovere dell'amore" nei rapporti con il prossimo, ha ricordato la Chiesa cinese che non gode di libertà religiosa e ha spiegato il rapporto tra esegesi biblica e tradizione. Il primo viaggio africano del pontificato sarà motivato, ha spiegato, dalla consegna al Camerun del documento preparatorio del sinodo dei vescovi sull'Africa, previsto per ottobre 2009 in Vaticano, e dai 500 anni della evangelizzazione dell'Angola. Benedetto XVI ha auspicato quindi un "autentico rinnovamento nella Chiesa universale", che si realizzerà "in ogni comunità cristiana dal rinnovato ascolto della Parola di Dio, sotto l'azione dello Spirito Santo".

Bibbia e Tradizione La Tradizione, nella convinzione di papa Ratzinger, deve illuminare la lettura della Bibbia fatta dal fedele e dal pastore, e l'esegesi deve riunire l'elemento storico-critico con quello trascendente e spirituale. "L'incontro con la Scrittura - ha osservato - rischia di non essere 'un fatto' di Chiesa, ma esposto al soggettivismo e all'arbitrarietà ". Allora la Bibbia va promossa, fatta conoscere, diffusa tra gli uomini del nostro tempo.

"Tornando a casa, - ha incitato - trasmettete a tutti il saluto affettuoso del Vescovo di Roma. Occorre che questa esperienza ecclesiale sia recata in ogni comunità; è necessario che si comprenda la necessità di tradurre in gesti di amore la parola ascoltata...". E l'amore, ha especificato commentando le letture bibliche della messa di oggi, è un "dovere" che "va testimoniato concretamente nei rapporti tra le persone: devono essere rapporti di rispetto, collaborazione, di aiuto generoso; il prossimo da amare è anche il forestiero, l'orfano, la vedova e l'indigente, quei cittadini cioé che non hanno nessun 'difensore'".

"Basta violenza in Irak e India" il Papa chiede "sforzi per ripristinare legalità, convivenza civile e "adeguata protezione per i cittadini onesti e leali" e che le "autorità civili" abbiano "considerazione nei confronti delle minoranze". E' durante l'Angelus che il Papa fa "proprio" l'appello dei patriarchi d'Oriente alla "comunità internazionale" per i cristiani d'Oriente "vittime di intolleranze e di crudeli violenze, uccisi, minacciati, costretti" alla fuga. L'appello, ha ricordato, è "alla comunità internazionale, ai leaders religiosi e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, sulla tragedia che si sta consumando in alcuni Paesi d'Oriente dove - ha rimarcato Benedetto XVI - i cristiani sono vittime di intolleranze e crudeli violenze, uccisi, minacciati e costretti ad abbandonare le loro case e a vagare in cerca di rifugio. Penso in questo momento - ha aggiunto - soprattutto all'Iraq e all'India".

Dopo aver ricordato che i cristiani anche lì "non domandano privilegi ma desiderano di poter continuare a vivere nel loro Paese insieme ai loro concittadini, come hanno fatto da sempre". "Alle autorità civili e religiose interessate - ha detto - chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte dello Stato".