Il Papa ai politici: sui Dico votate no

Benedetto XVI chiede una pubblica testimonianza di fede ai cattolici impegnati in politica, per tutelare "la vita dal concepimento alla morte naturale". Esortazione ai vescovi: sono tenuti a richiamare costantemente tali valori

Roma - Benedetto XVI richiama i cristiani impegnati in politica alla «coerenza eucaristica», spiegando che i credenti «devono sentirsi interpellati» a sostenere leggi in favore della vita e della famiglia e, di conseguenza, a non sostenere quelle che mettono in discussione «valori non negoziabili».
Nell’esortazione Sacramentum caritatis con cui il Papa ha raccolto il lavoro del sinodo sull’eucaristia che si è svolto a Roma nell’ottobre 2005, c’è un paragrafo dedicato alla testimonianza dei cristiani in politica. In aula, durante il sinodo, c’era stato qualche vescovo che aveva sollevato il problema sull’ammissione alla comunione dei politici dichiaratamente abortisti: aveva fatto scalpore, negli Usa, il caso del candidato democratico John Kerry. L’articolato documento papale non si spinge fino a questo punto – presentandolo ieri in Vaticano il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia e relatore del sinodo, ha precisato che non bisogna far dire al testo ciò che non dice – ma è comunque chiarissimo. «Il culto gradito a Dio – scrive Benedetto XVI – non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della propria fede». Questo vale, continua Ratzinger, «ovviamente per tutti i battezzati, ma si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme».

«Tali valori – aggiunge Benedetto XVI – non sono negoziabili. Pertanto, i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha peraltro un nesso – precisa il Papa – con l’eucaristia». Ratzinger conclude il paragrafo spiegando che «i vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato». L’importanza di quest’ultimo passaggio è stata sottolineata dal cardinale Scola, che ha sottolineato come sia un dovere per i vescovi intervenire su questi temi e rispondendo a una domanda ha negato che le prese di posizioni della Chiesa italiana sui Dico si possano definire «politiche»: «Fanno parte – ha spiegato il patriarca di Venezia – dei normali pronunciamenti magisteriali dei vescovi, che vengono proposti alla considerazione di tutti nell’ambito di una democrazia laica e plurale, e che sono esposti al confronto».
In un paragrafo precedente, il Papa aveva spiegato che «matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale».

Tra le conseguenze e implicazioni del mistero eucaristico che Benedetto XVI individua, c’è anche l’impegno per la pace, la giustizia, la lotta alla povertà. «Non è compito proprio della Chiesa – si legge in un altro paragrafo – prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare una società più giusta possibile; tuttavia essa non può e non deve neanche restare ai margini della lotta per la giustizia».
Il Papa rivolge dunque un appello a tutti i fedeli perché si impegnino a costruire la pace «nel nostro mondo segnato da molte violenze, guerre, e oggi in modo particolare dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo sfruttamento sessuale». Quindi afferma: «Dobbiamo denunciare chi dilapida le ricchezze della terra, provocando disuguaglianze che gridano verso il cielo».