Il Papa ai ragazzi delle comunità «Siate liberi in una Chiesa unita»

«Non lasciate dilapidare la vita, non fate vincere le droghe»

Andrea Tornielli

da Roma

«Vi chiedo di essere ancora di più, molto di più, collaboratori nel ministero apostolico universale del Papa». Con queste parole ieri Benedetto XVI ha chiesto ai movimenti e alle nuove comunità ecclesiali di aiutarlo nella sua missione, elogiandone la multiformità e invitandoli a costruire l’unità della Chiesa. Erano 350mila le persone che gremivano piazza San Pietro e via della Conciliazione. Quello di ieri sera in Vaticano è stato l’appuntamento più partecipato del primo anno di pontificato. Così come aveva fatto Wojtyla nel maggio di 8 anni fa, Ratzinger ha voluto incontrare i rappresentanti di 123 movimenti e nuove comunità. Sono accorsi in tanti, con i loro fazzoletti colorati, i loro striscioni. Giovani e giovanissimi, molte famiglie con bambini. Per mezz’ora il Papa ha percorso in lungo e in largo la piazza così da salutare tutti.
L’incontro, secondo lo stile del nuovo Papa, non è stata una kermesse, ma una veglia di preghiera e gli stessi responsabili dei movimenti non sono intervenuti presentando le rispettive realtà ma hanno commentato i salmi appena recitati durante la preghiera del vespro. È stata letto un saluto di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini (assente perché malata), poi hanno preso la parola Andrea Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, Kiko Arguello dei Neocatecumenali e don Julián Carrón, di Comunione e Liberazione.
Nella sua omelia il Papa ha spiegato che la vita «si trova solo donandola, non la si trova volendo impossessarsene» e ha detto che oggi sembra invece essersi affermata una concezione della vita simile a quella del Figliol Prodigo, che chiese e ottenne dal ricco padre la sua parte di eredità per dilapidarla tutta in poco tempo. Una concezione egoistica che talvolta finisce nella «grande illusione» della droga. Ha aggiunto che i «movimenti sono nati proprio dalla sete della vita vera; sono movimenti per la vita sotto ogni aspetto dove non scorre più la vera fonte della vita, dove soltanto ci si appropria della vita invece di donarla – ha detto ancora Benedetto XVI – là è poi in pericolo anche la vita degli altri; là si è disposti a escludere la vita inerme non ancora nata, perché sembra togliere spazio alla propria vita. Se vogliamo proteggere la vita, allora dobbiamo soprattutto ritrovare la fonte della vita; allora la vita stessa deve riemergere in tutta la sua bellezza e sublimità».
Ratzinger ha quindi ribadito che i movimenti «vogliono e devono essere scuole di libertà, di questa libertà vera» che non può essere mai disgiunta dalla responsabilità: «In questo mondo, così pieno di libertà fittizie che distruggono l’ambiente e l’uomo» bisogna «imparare insieme la libertà vera; costruire scuole di libertà, dimostrare agli altri con la vita che siamo liberi».
Dopo anni di polemiche per la contrapposizione tra queste nuove realtà carismatiche e l’istituzione, rappresentata dalle parrocchie e dalla gerarchia, il Papa ha assicurato: «I pastori staranno attenti a non spegnere lo Spirito e voi non cesserete di portare i vostri doni alla comunità intera. Chi ha incontrato qualcosa di vero, di bello e di buono nella propria vita – ha aggiunto – corre a condividerlo ovunque, in famiglia e nel lavoro, in tutti gli ambiti. Lo fa senza alcun timore, perché sa di aver ricevuto l’adozione a figlio, senza nessuna presunzione, perché tutto è dono».
Benedetto XVI ha concluso invitando i movimenti a collaborare con la sua missione servendo la Chiesa e gli uomini, «in modo tutto particolare i poveri, affinché la vita della persona, un ordine più giusto nella società e la convivenza pacifica tra le nazioni trovino in Cristo» la possibilità di costruire l’autentica civiltà.