Il Papa ai vescovi: via libera alla messa antica

Per celebrare non servirà più il placet delle curie

da Roma

Benedetto XVI due giorni fa ha convocato a Roma i leader delle conferenze episcopali dei Paesi dove è più consistente la presenza dei tradizionalisti per presentare il Motu proprio che liberalizzerà la Messa preconciliare in latino e sarà pubblicato con tutta probabilità sabato 7 luglio, senza conferenza stampa di presentazione.
Il documento papale è accompagnato da una lunga lettera nella quale Papa Ratzinger spiega ai vescovi le ragioni della sua decisione. Il testo dichiara che l’antico rito romano non è mai stato abolito, come stabilì un gruppo di cardinali dell’ex Sant’Uffizio già nel 1982, e che dunque è possibile utilizzare il libro liturgico promulgato da Giovanni XXIII nel 1962, l’ultima versione dell’antica messa, già purgata della preghiera del Venerdì santo nella quale gli ebrei erano definiti «perfidis judaeis». Fino a oggi, secondo l’indulto già concesso nel 1984 da Papa Wojtyla, per ottenere questa celebrazione, i tradizionalisti dovevano chiedere un’autorizzazione al vescovo diocesano, il quale poteva concederla o meno. Dall’entrata in vigore del Motu proprio di Benedetto XVI non sarà più così: i fedeli - un «gruppo stabile» recita il testo - si rivolgeranno direttamente al parroco. Il vescovo dovrà eventualmente dirimere i problemi, stabilire come superare le difficoltà: il suo ruolo, come ha precisato il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, rimarrà «centrale nelle disposizioni dell’ordine dele celebrazioni». Ma sia il vescovo che il parroco si muoveranno nell’ambito della nuova legge.
I tradizionalisti conserveranno il vecchio calendario e l’antica scelta di letture bibliche. Oltre alla Messa domenicale si potranno celebrare anche tutti i sacramenti con il vecchio rito. Non si parlerà più di due riti diversi, quello tridentino e il nuovo approvato da Paolo VI, ma di un unico rito della Chiesa latina in due forme: quella ordinaria, vale a dire la nuova Messa; quella straordinaria, rappresentata dalla Messa secondo l’antica tradizione.
Nella lettera di accompagnamento il Papa spiegherà ai vescovi che con questa decisione non si fa un salto nel passato. La stessa riforma liturgica voluta dal Concilio non era infatti da intendersi come una frattura. E Benedetto XVI spiegherà l’importanza che la liturgia sia ben celebrata sia nell’una che nell’altra forma.
Alla riunione hanno partecipato tra gli altri gli italiani Ruini e Bagnasco, i francesi Ricard e Barbarin, il tedesco Lehmann, l’inglese Murphy O’Connor, l’americano O’Malley, l’australiano Pell, lo svizzero Koch, l’indiano Toppo. Sono intervenuti i cardinali Bertone, per spiegare il senso dell’iniziativa, e Castrillón, presidente di «Ecclesia Dei», che ha illustrato il testo. Quindi il Papa si è unito ai presenti e ha discusso con loro per un’ora. Pochissime e poco rilevanti le modifiche apportate in questi mesi al testo, qualche precisazione è stata avanzata anche mercoledì pomeriggio. Nelle ultime settimane alcune resistenze erano arrivate in particolare dal cardinale Lehmann, che aveva parlato di un disagio delle comunità ebraiche, poi rientrato, dato che il messale autorizzato non conterrà l’abolita frase sui «perfidis judaeis», e dal cardinale inglese Murphy O’Connor. Mentre i vescovi francesi avevano in precedenza manifestato timori per «l’unità» liturgica della Chiesa: preoccupazione reale ma quasi mai evocata nel caso di abusi o frequenti stravaganze nelle celebrazioni col nuovo rito.
È infine ormai imminente la pubblicazione della lettera del Papa ai cattolici cinesi. Nelle 28 pagine di documento il Pontefice fornisce indicazioni per superare le divisioni tra le comunità clandestine e quelle ufficiali, dichiarando la piena validità dei sacramenti celebrati da entrambe.