Il Papa all’attacco: anche tra i preti ci sono degli orchi

Roma«Purtroppo alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dei bambini», e questi atti vanno deplorati e condannati. Lo ha detto ieri mattina Benedetto XVI ricevendo i partecipanti alla plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia. Parole che arrivano ormai alla vigilia dell’importante incontro previsto per l’inizio della prossima settimana, con i vescovi d’Irlanda, convocati in Vaticano dal Pontefice per discutere dei rapporti sui casi di pedofilia del clero che stanno scuotendo la Chiesa di quel Paese. Parole tristemente attuali anche in Germania, dove sta assumendo dimensioni sempre più allarmanti lo scandalo degli abusi avvenuti negli anni Settanta e Ottanta nel Canisius Kolleg, famoso liceo cattolico berlinese retto dai gesuiti.
Il Papa ha ricordato il tema dell’assemblea plenaria del Pontificio consiglio, «I diritti dell’Infanzia» e il riferimento al ventesimo anniversario della convenzione approvata dall’Onu nel 1989. «La Chiesa, lungo i secoli - ha detto Ratzinger -, sull’esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi - ha aggiunto il Papa con amarezza - alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare».
«La tenerezza e l’insegnamento di Gesù, che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno di Dio - ha detto ancora il Pontefice - hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura. Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore». In effetti proprio a chi scandalizza i bambini sono indirizzate le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Marco: «È meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare».
Benedetto XVI non è nuovo a richiami come questo. Ma soprattutto ha da tempo messo in atto la «tolleranza zero» intervenendo in modo deciso contro i preti colpevoli di abusi fin dai tempi in cui presiedeva la Congregazione per la dottrina della fede durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Divenuto Papa, ha preso numerosi provvedimenti, alcuni dei quali clamorosi, riducendo allo stato laicale chi si è macchiato di questi delitti. Lunedì e martedì prossimi, Ratzinger incontrerà i vescovi delle 26 diocesi d’Irlanda. Da molti mesi ormai la Chiesa cattolica in quel Paese è nel mirino, dopo la pubblicazione di due rapporti, il primo riguardante gli abusi avvenuti negli orfanotrofi gestiti da religiosi, il secondo riguardante la situazione di Dublino. Indagini governative sono in corso a Cloyne, e il panorama che emerge è desolante, soprattutto per l’atteggiamento di alcuni vescovi dimostratisi incapaci di risolvere il problema impedendo ai sacerdoti pedofili di nuocere ancora. Quattro vescovi irlandesi si sono già dimessi, com’era stato sollecitato loro da Roma, un quinto è travolto dalle polemiche, ed è possibile che siano in arrivo nuove dimissioni. Benedetto XVI aveva annunciato nei mesi scorsi una lettera pastorale ai fedeli d’Irlanda, che sarà presumibilmente pubblicata dopo la riunione romana.
Ma sul tavolo del Pontefice sono giunti anche gli echi dello scandalo tedesco. Tre gesuiti del Canisius Kolleg si sono auto-accusati per abusi sessuali commessi ai danni dei ragazzi del prestigioso liceo cattolico berlinese, e una ricerca del settimanale Der Spiegel rivela che sarebbero 94 i sacerdoti sospettati di aver commesso abusi su minori dal 1995 a oggi. Il segretario della Conferenza episcopale tedesca, padre Hans Langendoerfer, ha dichiarato al settimanale che «queste rivelazioni evidenziano un lato oscuro della Chiesa che mi atterrisce. Intendiamo affrontare pubblicamente l’argomento».
Il Papa vuole essere informato su tutto, detesta gli insabbiamenti, desidera che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, soprattutto se esercita ruoli di guida e di governo nella Chiesa.
Ma nel suo discorso alla plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, oltre agli abusi, alle violenze e allo sfruttamento del lavoro minorile, Benedetto XVI ha citato anche un’altra ferita, quella che viene inflitta ai bambini con il divorzio dei genitori. Ha ricordato che la convenzione dell’Onu indica la famiglia «quale ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli», e aggiunge: «Ebbene, è proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, e hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità».
È importante dunque, ha osservato, «che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unita e stabile», aiutando i coniugi a non perdere di vista le ragioni profonde della loro unione. «Un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini - ha concluso Benedetto XVI -, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori».