Dopo il Papa, anche il rabbino condanna i Dico

da Roma

Scontro nel governo fra i ministri Bindi e Mastella sull’opportunità o meno di scendere in piazza per il Family day. Ma anche scontro fra la comunità ebraica e le associazioni omosessuali per la forte presa di posizione del rabbino capo della comunità ebraica di Roma, che ha detto no al riconoscimento delle coppie omosessuali e no ai Dico.
Si avvicina il giorno della manifestazione a favore della famiglia promossa dalle associazioni cattoliche, il Family day, e la polemica politica, trasversale a maggioranza e opposizione, si allarga e coinvolge società civile, comunità religiose, associazioni e movimenti. Il confronto più aspro si consuma tra il massimo rappresentante religioso della comunità ebraica romana e il mondo omosessuale. Riccardo Di Segni interviene con un articolo sulla rivista Shalom dove evidenzia il suo stupore per il silenzio degli ebrei sui Dico. Un silenzio che Di Segni ritiene necessario interrompere anche se, precisa, sa già che una simile presa di posizione susciterà critiche. Il rabbino specifica che il silenzio sinora mantenuto sul tema dagli esponenti ebraici italiani «contrasta da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa cattolica su questo tema e dall’altra con la ormai abituale loquacità ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica». Se è vero che, osserva Di Segni, il ddl Dico «non è certo il matrimonio omosessuale accettato formalmente in altri Paesi» è però «in ogni caso una prima forma di riconoscimento legale di unioni omosessuali». Di Segni sa che la sua opinione verrà giudicata poco politically correct, ma certo non se la sente di ignorare che «secondo la nostra tradizione la società che sta per compiere queste scelte supera abbondantemente limiti illeciti e nostro dovere è opporsi a queste scelte, non rimanere indifferenti». Il primo a replicare è il presidente onorario dell’Arcigay, il diessino Franco Grillini, deputato Ds. «Razzismo anti-omosessuale, inaccettabile», è l’accusa di Grillini che aggiunge sprezzante: «Hanno dimenticato che insieme agli ebrei, nei campi di sterminio nazisti, c’erano anche degli omosessuali». Grillini si appella ai membri della comunità ebraica romana chiedendo loro di dissociarsi dalla presa di posizione del rabbino e di non partecipare al Family day. Per il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice «siamo alla Santa Alleanza omofobica».
E intanto prosegue la polemica dentro al governo fra i ministri pro o contro la piazza. Ancora una volta è il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, che ha firmato il ddl sui Dico insieme con la collega titolare delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, a chiedere al Guardasigilli, Clemente Mastella, di non prendere parte al Family day perché, dice, «un ministro in piazza è una contraddizione in termini». Mastella però conferma «io sarò puntuale alle 15 in piazza». Ma la Bindi apre un fronte di polemica anche con le associazioni omosessuali, offese perché il ministro non le ha invitate alla Conferenza nazionale sulla famiglia che si terrà a Firenze.
Tenta di calmare gli animi il segretario Ds Piero Fassino che spiega che le forze che guardano al futuro del Partito democratico non sono ostili al Family day anche se non possono condividere ovviamente il no ai Dico. E pure il leader della Margherita, Francesco Rutelli, non ritiene il Family day «nemico» del centrosinistra. La senatrice Dl Paola Binetti è convinta che il Family day sarà un successo e auspica che non ci siano strumentalizzazioni. «Non sarà una piazza di destra né di sinistra ma bipartisan. Non sarà cattolica né laica», dice la Binetti.