«Il Papa aprirà le porte della Chiesa ai divorziati»

Il Pontefice aveva già detto: «Sappiamo tutti che questo è un problema doloroso»

Andrea Tornielli

da Roma

Sull’ammissione dei divorziati risposati alla comunione la questione «non è chiusa». Parola del cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, che ieri, a margine di una conferenza stampa, ha spiegato che la posizione espressa dal Sinodo dei vescovi non sarebbe definitiva.
«Non posso immaginare che la discussione sia chiusa - ha detto il porporato -. Si tratta di una realtà che esiste e si deve riflettere su come rispondere». «I divorziati risposati - ha aggiunto Kasper - sono un cocente problema pastorale, ogni vescovo sa che questo è un grave problema in Occidente». Il cardinale ha spiegato che quello del Sinodo «non è il risultato finale, perché dopo le proposizioni ci sarà l’esortazione», lasciando intendere che il Papa potrebbe ripensarci. Nel 1995 Kasper, insieme ad altri due vescovi tedeschi, Karl Lehmann (oggi cardinale) e Oskar Saier aveva firmato una dichiarazione nella quale si proponeva di ammettere i divorziati risposati al sacramento dopo un adeguato percorso pastorale e penitenziale. Quel testo venne contestato dalla Congregazione per la dottrina della fede, guidata da Joseph Ratzinger.
Al Sinodo il problema è riemerso, e un atteggiamento di maggiore apertura è stato chiesto dal vescovo ausiliare di Haiti e dal vescovo di Wellington. La maggioranza però è stata di parere diverso: nella proposizione numero 40, il Sinodo ha riaffermato la tradizionale posizione della Chiesa che non permette la comunione ai divorziati risposati perché essi si trovano «in condizione di oggettivo contrasto con la parola del Signore che ha riportato il matrimonio al valore originario dell’indissolubilità». Nel documento sinodale si auspica comunque «grande attenzione» verso questi fedeli e si chiede che «sia fatto ogni possibile sforzo» per assicurare la sollecita attività dei tribunali ecclesiastici per le cause di nullità matrimoniale.
Proprio su questo argomento era intervenuto Benedetto XVI durante le vacanze in Val d’Aosta, lo scorso luglio. Il Papa, incontrando i sacerdoti della diocesi, aveva risposto a braccio alle loro domande e una di queste riguardava proprio il tema dei divorziati risposati. «Sappiamo tutti - aveva detto Ratzinger - che questo è un problema particolarmente doloroso».
«Nessuno di noi ha una ricetta fatta - aveva aggiunto il Papa - anche perché le situazioni sono sempre diverse. Direi particolarmente dolorosa è la situazione di quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal Sacramento». Il Pontefice aveva spiegato che da cardinale aveva fatto studiare la questione del «sacramento celebrato senza fede». Molte coppie infatti si sposano in chiesa solo per tradizione e Ratzinger si chiedeva se qui si potesse trovare un motivo «di invalidità». Una questione «da approfondire». Appare però difficile che Benedetto XVI percorra in tempi brevi una via diversa rispetto a quella indicata dal Sinodo.