Il Papa «benedice» Erdogan: il vostro posto è in Europa

Marcello Foa

nostro inviato ad Ankara

E dire che non voleva nemmeno incontrare il Papa. Con una punta di malizia il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan è riuscito a trasformare in un chiaro successo una visita tormentata e fino a lunedì poco gradita. Ieri sera il premier turco provava sentimenti diversi nei confronti del Pontefice. L'indignazione manifestata all'indomani del discorso di Ratisbona lascia spazio a un sentimento di amicizia, se non di gratitudine. Quella stretta di mano in una saletta dell'aeroporto di Ankara si è trasformata in un inatteso spot in favore dell'adesione della Turchia all'Unione Europea. Erdogan ha giocato le sue carte con abilità e non poca malizia. Non appena concluso il colloquio, alle 13.30, mentre Benedetto XVI era in auto diretto verso il mausoleo di Ataturk con al seguito i giornalisti accreditati in Vaticano, il capo del governo turco ha convocato una conferenza stampa a cui erano presenti prevalentemente reporter turchi. E rispondendo a uno di loro ha piazzato il colpo: «Il Papa mi ha detto di desiderare l'entrata della Turchia nella Ue», sebbene non gli competa perché «non è un politico».
Che Benedetto XVI fosse animato da intenzioni concilianti era noto, ma nessuno si aspettava fino a questo punto, considerato che proprio l'Europa era una dei motivi di attrito con le autorità di Ankara. Per capire il perchè, bisogna risalire al 2004, quando Ratzinger, all'epoca ancora cardinale, intervistato dal Figaro, si era espresso chiaramente contro l'ingresso turco nel club dei Venticinque. «La Turchia ha rappresentato nel corso della storia un altro continente, in permanente contrasto con l'Europa. Ci sono state le guerre con l'Impero bizantino. Penso quindi - aveva dichiarato - che sarebbe un errore identificare i due continenti. Significherebbe una perdita di ricchezza la scomparsa della cultura in favore dei benefici in campo economico». Da allora i turchi, sia laici che religiosi, iniziarono a considerarlo un nemico, sebbene la Santa Sede avesse precisato immediatamente che «il Vaticano era neutrale». Ieri si è chiusa un'epoca: Benedetto XVI ha corretto definitivamente l'allora Prefetto della Fede.
Ma il Pontefice ieri è stato davvero così perentorio? In realtà no. Per tre ore e mezzo le fonti papali hanno rifiutato qualunque commento e ciò ha creato un piccolo giallo. Solo verso le 17 Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha diffuso una dichiarazione che precisa e contestualizza, ma che nella sostanza conferma. D'altronde una smentita sarebbe stata impensabile secondo i canoni della diplomazia e considerata la delicatezza della visita. «La Santa Sede non ha il potere né il compito specifico, politico, di intervenire sul punto preciso riguardante l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Non le compete - ha spiegato Lombardi -, tuttavia vede positivamente e incoraggia il cammino di dialogo e di avvicinamento e inserimento in Europa, sulla base di valori e principi comuni».
Più che una svolta improvvisa è la conferma dell'orientamento che il cardinale Bertone aveva preannunciato in un'intervista al TG2 la settimana scorsa, durante la quale aveva «auspicato che la Turchia possa veramente realizzare le condizioni poste dall'Unione Europea per l'accesso e un'integrazione nella Ue».
Insomma: se davvero Ankara rispetterà tutte le regole indicate da Bruxelles, il Vaticano non avrà nulla da obiettare. E siccome questa ipotesi appare al momento alquanto remota, come dimostra la rottura dei colloqui su Cipro, è implicito che il sì del Papa è soprattutto dettato dall'esigenza di rasserenare i rapporti con la Turchia e in genere con l'islam.
Un orientamento confermato dal discorso pronunciato davanti al Corpo diplomatico. «Abbiamo imparato che la vera pace ha bisogno della giustizia, per correggere le disuguaglianze economiche e i disordini politici», ha affermato Benedetto XVI che ha elogiato le missioni di pace internazionali e in particolare quella in Libano a cui Ankara contribuisce attivamente. «Tuttavia questi sforzi sono insufficienti se non si giunge al vero dialogo, cioè alla concertazione tra le esigenze delle parti coinvolte, al fine di ottenere soluzioni politiche accettabili e durature, rispettose delle persone e dei popoli».
Il Pontefice pensa «in modo particolare al conflitto del Medio Oriente» e ritiene che la Turchia «da sempre ponte fra l'Oriente e l'Occidente, fra il continente asiatico e quello europeo, incrocio di culture e religioni» possa svolgere un ruolo importante. È un Papa deciso a far dimenticare gli equivoci di Ratisbona quello che ha iniziato ieri un viaggio che sta diventando davvero di pace.