Dal Papa a Berlusconi: «Sono caduti per la pace»

La commozione di Ciampi: «Dobbiamo piangere i nostri morti. Il mio pensiero va alle loro famiglie: provo un immenso dolore»

Massimiliano Scafi

da Roma

Ciampi è in piedi sul palco, con gli occhi umidi e la testa leggermente piegata da una parte, mentre un gigantesco tricolore cade dall’alto e ricopre quasi tutto il Colosseo. C’è un minuto di silenzio, poi gli applausi, la commozione generale e l’invito del capo dello Stato al Paese: «Dobbiamo piangere tutti uniti i nostri caduti». È la festa dei pompieri e il bandierone srotolato sopra gli archi dell’anfiteatro è un loro regalo per Carlo Azeglio Ciampi, giunto agli ultimi giorni del mandato. Ma il presidente ha poco da festeggiare. «Il mio pensiero - dice - va alle famiglie delle nuove vittime di Nassirya. Sento con loro un immenso dolore per la perdita di questi giovani che operavano con onore al servizio della Patria. La mia solidarietà va all’esercito e all’arma dei carabinieri, ancora una volta duramente colpiti». E stavolta nessun distinguo, avverte, nessuna polemica: «Tutta l’Italia, unita, si stringe attorno alle forze armare per piangere i nostri morti. Ho fiducia che i responsabili di questo vile attentato saranno individuati e perseguiti».
Addolorato e vicino ai parenti» pure Silvio Berlusconi, che in tarda mattinata riunisce il Consiglio dei ministri. Anche a Palazzo Chigi tutti in piedi per un minuto di raccoglimento, prima di stilare un comunicato ufficiale con una «netta condanna» del terrorismo. «Tutti gli italiani - si legge nella nota - devono sentirsi vicini alle nostre forze armate e ai loro uomini e donne impegnati con valore e generosa umanità in una missione della quale il popolo iracheno ci è grato». Quanto ai soldati, il governo difende la presenza a Nassirya: «Quanto è accaduto conferma la necessità di proseguire senza incertezze l’attività si qui svolta in stretto coordinamento con le autorità irachene democraticamente elette e con i Paesi impegnati della missione approvata dall’Onu». E non siamo una forza di occupazione, conclude il Consiglio dei ministri, se siamo ancora lì è per concludere un’operazione di pace: «I nostri sforzi sono diretti al progressivo disimpegno nel corso del 2006 della presenza militare e al contemporaneo rafforzamento della componente civile della nostra assistenza alla popolazione».
E il Papa «prega per le vittime». I messaggi di Bin Laden e Al Zarqawi, i kamikaze in Israele, le notizie all’Iran, le bombe: in Vaticano c’è «forte allarme» per i recenti avvenimenti. Attraverso una lettera inviata al ministro degli Esteri Gianfranco Fini e firmata dal segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Giovanni Lajolo, Benedetto XVI esprime «grande dolore» per l’attentato e ricorda «il sacrificio di italiani» il 12 novembre 2003 sempre a Nassirya, legandoli agli ultimi «atti criminali in Medio oriente e in Terra santa». Nel pomeriggio il pontefice, con un messaggio del segretario di Stato Angelo Sodano all’ordinario militare monsignore Angelo Bagnasco, sottolinea come «i soldati italiani abbiano perso la vita insieme a un commilitone romeno nel generoso adempimento di una missione di pace» e come la situazione generale stia velocemente peggiorando: «Il nuovo atto di violenza si è aggiunto ad altre efferate azioni perpetrate in Irak e costituisce un ulteriore ostacolo sulla via della concordia e della ripresa di quel tormentato Paese».
Per Marcello Pera «questo ennesimo attentato dimostra che il terrorismo islamico non abbassa le armi e continua la sua strategia di destabilizzazione dell’Irak e di sfida all’Occidente». Secondo Pier Ferdinando Casini «in questo momento non sono consentite distinzioni di parte nè distingui politici perchè un giorno di grande tristezza per tutti gli italiani». Gianfranco Fini dice che «ancora una volta è stata colpita la nostra missione umanitaria di pace, ancora una volta il terrorismo ha mostrato un volto feroce e ancora una volta le forze armate hanno pagato un prezzo altissimo». E Antonio Martino, a nome del governo, spedisce un messaggio ai familiari delle vittime: «I vostri congiunti, generosamente impegnati in una operazione umanitaria, rimarranno per sempre nel ricordo di chi crede nella pace e nella solidarietà tra i popoli».