Il Papa: un cardinale in Irak per proteggere i cristiani

Dopo la nomina dei 23 porporati, l’appello per la pace: «Vicini ai fratelli perseguitati»

da Roma

Gli applausi ripetuti e più sentiti sono stati per questo piccolo uomo, che parla benissimo l’italiano, già in procinto di ritirarsi, che i confratelli vescovi iracheni hanno a sorpresa voluto quale loro patriarca. Quando Benedetto XVI ieri mattina in San Pietro ha imposto la berretta rossa creando cardinale Emanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei, il capo della Chiesa cattolica di Baghdad, migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, hanno festeggiato il riconoscimento ai cristiani che soffrono in quel martoriato Paese.
È iniziato un nuovo corso nelle celebrazioni liturgiche papali, dopo il cambio del cerimoniere: ieri Benedetto XVI indossava una imponente mitra dorata appartenuta a Pio IX (peraltro già usata anche da Wojtyla), un piviale dorato con uno stolone rinascimentale, e sedeva su un alto trono appartenuto a Leone XIII. Ma il segno più significativo, che Ratzinger ha particolarmente apprezzato, è la croce al centro dell’altare – non più a lato, come in passato – che d’ora in avanti sarà collocata per le funzioni. La cornice della basilica ha contribuito a solennizzare di più il concistoro pubblico con il quale il Papa ha «creato» 23 nuovi cardinali, diciotto dei quali con meno di ottant’anni e dunque votanti in caso di conclave. Tra questi gli italiani Lajolo (Governatorato), Comastri (arciprete di San Pietro), Farina (Bibliotecario), il presidente della Cei Bagnasco, gli ultraottantenni Coppa e Betti. Quest’ultimo, famoso teologo, ci vede pochissimo e non si regge in piedi: si è commosso come un bambino nel momento in cui Ratzinger gli ha imposto il biretum rubrum, il tricorno di seta purpurea tipico degli appartenenti al club più esclusivo del mondo, il collegio cardinalizio. Dei nuovi porporati 13 (di cui 10 elettori) provengono dall’Europa, 4 (di cui 3 elettori) dall’America Latina, 2 dall’America settentrionale, 2 dall’Africa e 2 dall’Asia.
Dopo il saluto e il ringraziamento fatto a nome di tutti dal primo della lista, l’argentino Leonardo Sandri (oggi Prefetto delle Chiese orientali, per anni Sostituto della Segreteria di Stato e negli ultimi tempi «voce» di Wojtyla), si è celebrata la liturgia della parola, quindi Benedetto XVI ha tenuto l’omelia, nella quale ha citato il patriarca iracheno Delly: «Chiamandolo ad entrare nel collegio dei cardinali – ha detto – ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni. Vogliamo insieme riaffermare la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani di quella amata terra e invitare ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli coinvolti, l’avvento dell’auspicata riconciliazione e della pace». Il Papa, rivolgendosi ai nuovi «principi» della Chiesa, ha poi fatto un richiamo preciso all’umiltà e al servizio: «La vera grandezza cristiana non consiste nel dominare ma nel servire... Il Signore vi chiede e vi affida il servizio dell’amore». Un amore disponibile anche al sacrificio estremo dell’effusione del sangue, simboleggiata dal rosso degli abiti. Dopo aver ricevuto la berretta e il titolo, cioè la titolarità di una chiesa di Roma, i nuovi cardinali hanno salutato uno ad uno i confratelli. Ratzinger ha sperato fino all’ultimo di poter celebrare il concistoro sul sagrato della piazza, ma le previsioni di pioggia hanno fatto preferire l’interno. Al termine però Benedetto XVI è voluto uscire per salutare i fedeli che avevano seguito la cerimonia attraverso i maxischermi. Nel pomeriggio si sono svolte le «visite di calore» ai nuovi porporati.