Il Papa catechizza il Medio Oriente «Niente soluzioni a senso unico»

«No a decisioni unilaterali tra Israele e Palestina, l’Iran accetti il dialogo nucleare, Cuba si apra al mondo»

da Roma

La fame nel mondo, la pace «fragile e anche derisa» in molte aree del globo, dal Medio Oriente all’Africa, pervase da guerre, terrorismo, instabilità. Un richiamo all’Iran affinché sul nucleare accetti le richieste della comunità internazionale, un invito alle parti in causa nel conflitto israelo-palestinese a cercare accordi duraturi e condivisi. È un discorso ampio e articolato quello che Benedetto XVI ha rivolto ieri mattina al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel tradizionale incontro che si è svolto nella Sala Regia, in Vaticano.
«Lo scandalo della fame - ha detto il Pontefice - che tende ad aggravarsi, è inaccettabile in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine. Esso ci spinge a cambiare i nostri modi di vita, ci richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell'economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani». «Invito di nuovo i responsabili della nazioni più ricche - ha aggiunto - a prendere i provvedimenti necessari affinché i Paesi poveri, spesso pieni di ricchezze naturali, possano beneficiare dei frutti dei beni che appartengono loro in modo proprio».
Il Papa ha quindi parlato del disarmo e della «crisi progressiva legata alle difficoltà di negoziati sulle armi convenzionali così come sulle armi di distruzione di massa» chiedendo che le questioni della sicurezza siano trattate «in un approccio globale e lungimirante». Ratzinger è quindi passato a esaminare la difficile situazione del continente africano, e ha invitato ad «agire con determinazione» l’Onu e i governi interessati per risolvere il dramma del Darfour. Ha poi citato la situazione nel Corno d’Africa, ha ricordato il sacrificio di suor Leonella Sgorbati, uccisa in Somalia, e le guerre che insanguinano la regione dei Grandi Laghi. Poi Benedetto XVI ha parlato dell’America Latina e del viaggio del prossimo maggio in Brasile, rilevando i dati positivi della lotta alla povertà, al traffico di droga e alla corruzione. Ha auspicato, ripetendo le parole di Wojtyla, che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba, ha ricordato le «piccole ma vivaci» comunità cristiane dell’Asia che «desiderano legittimamente di poter vivere e agire in un clima di libertà religiosa».
Per quanto riguarda il Medio Oriente, il Papa non ha nascosto «grandi inquietudini». «La Santa Sede non smetterà di ripetere che le soluzioni militari non conducono a nulla, come si è potuto vedere in Libano l’estate scorsa». Per Ratzinger non è possibile accontentarsi di «soluzioni parziali o unilaterali», ma «bisogna procedere attraverso un approccio globale, che non escluda nessuno dalla ricerca di una soluzione negoziata e che tenga conto delle aspirazioni e degli interessi legittimi dei diversi popoli coinvolti». I libanesi hanno diritto «a vedere rispettata l’integrità e la sovranità del loro Paese», gli israeliani a «vivere in pace nel loro Stato», i palestinesi «ad una patria libera e sovrana». Riguardo all’Iran, il Papa ha dichiarato che rafforzerebbe la fiducia reciproca dei popoli dell’area se quel Paese «specialmente per quanto concerne il suo programma nucleare, accettasse una risposta soddisfacente alle preoccupazioni legittime della comunità internazionale». E ha chiesto di mettere fine alla «spaventosa violenza che insanguina» l’Irak.
Infine, nel parlare dell’Europa, Benedetto XVI ha rivolto un appello a «tutti coloro che, nel continente europeo, sono tentati dal terrorismo, a cessare ogni attività di questo tipo», che rappresenta «una strada senza uscita».