Il Papa: «La Chiesa non rivendica privilegi»

Il no all’eutanasia: «È sbagliata la pretesa di eliminare la sofferenza»

Anna Maria Greco

da Roma

A Montecitorio tre anni fa ha parlato il vecchio Papa Wojtyla e ora nello stesso palazzo risuona il messaggio del suo successore Joseph Ratzinger, letto dal sostituto della Segreteria di Stato vaticana, Leonardo Sandri.
Alla Chiesa, ammonisce in sostanza, non si può imporre il silenzio. Perché «non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma solo la possibilità di adempiere la propria missione nel pieno rispetto della laicità dello Stato».
Benedetto XVI risponde così alle polemiche su presunte ingerenze del Vaticano nella politica, su Ici, 8 per mille, famiglia, scuola e bioetica, che hanno portato anche alla richiesta di un superamento del Concordato da parte di Sdi e radicali. Lo fa in modo estremamente esplicito, ricordando che la storica visita di Giovanni Paolo II del 2002 è stata possibile per la «visione serena delle relazioni tra Chiesa e Stato», auspicando che questa «sincera e leale cooperazione si approfondisca sempre più».
Il messaggio inviato dal Papa al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, viene letto nella Sala della Lupa in occasione della commemorazione, alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi che scopre una targa. È il presidente della Repubblica che rappresenta quello Stato, la cui laicità «se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà». Joseph Ratzinger ribadisce così le radici della nazione italiana nella religione di Cristo e la necessità di non rinnegarle oggi. La cooperazione tra Stato e Chiesa, dice il Papa citando le parole di Wojtyla, deve trovare «un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche». E questo centro è «la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale».
Casini ricorda bene che questo fu il nucleo del discorso a Montecitorio di Giovanni Paolo II, scomparso solo sette mesi fa. Una visita, sottolinea, con la quale «un cammino difficile e assai controverso giungeva a compimento: le barriere e le incomprensioni che tanto a lungo avevano segnato le relazioni tra Santa Sede e Stato italiano venivano superate una volta per tutte».
È il filo di questo discorso che riprende ora Ratzinger, riaffermando il diritto della Chiesa a dire la sua su questioni che hanno molto a che fare con la politica, mentre da Assisi il cardinale-presidente della Cei, Camillo Ruini, respinge le accuse di ingerenza. Proprio all’assemblea della Cei il Papa invia un altro messaggio, esprimendo apprezzamento ai vescovi italiani per l’«impegno unitario» con cui aiutano «le comunità e l'intera nazione italiana ad agire per il vero bene delle persone e della società». Sembra un sostegno particolarmente caloroso, nel momento in cui vengono criticate presunte interferenze dell’episcopato.
Ratzinger affronta anche direttamente temi delicati del dibattito politico-sociale, come eutanasia e interruzione di gravidanza. Proprio nel bel mezzo delle aspre polemiche sulla pillola abortiva in Italia. «Di fronte alla pretesa - dice Benedetto XVI -, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale». Una frase ripetuta mille volte dalla Chiesa, sempre per contrastare aborto e «dolce morte». Parte dei lavori dell’assemblea di Assisi sarà dedicata alla pastorale della salute e il Papa si sofferma sul significato cristiano della malattia e della sofferenza. Nel modo di affrontarle, dice, spesso «si manifesta anche la dignità e il senso dell’esistenza umana». Il messaggio di Benedetto XVI a Casini sul rispetto della laicità dello Stato incassa il plauso del ds Franco Grillini, che però constata «che queste lodevoli intenzioni sono spesso contraddette».
E, in serata, lo stesso Casini accusa di «doppiopesismo» chi rispolvera il vizio «di difendere le posizione della Chiesa quando di parla di solidarietà, ma di gridare invece allo scandalo quando manifesta i propri orientamenti sui temi della morale, della vita, della famiglia, della ricerca». Anche Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di An, difende l’intervento della Chiesa quando «indica la via della legge naturale».