Per il Papa la Cina è più vicina: «Superiamo le incomprensioni»

da Roma

Il prossimo aprile Benedetto XVI indirizzerà una lettera ai cattolici cinesi manifestando loro la sua vicinanza ma anche affrontando direttamente il tema scottante delle nomine dei vescovi e dando concrete indicazioni pastorali. La Santa Sede tende la mano al governo di Pechino «per superare le incomprensioni del passato» giungendo «a una normalizzazione dei rapporti ai vari livelli», e per la prima volta in un testo ufficiale afferma che in Cina non esistono due Chiese – una fedele a Roma e l’altra seconda controllata dalle autorità comuniste – ma una Chiesa sola: quasi tutti i vescovi e i preti sono infatti in comunione con il Papa. Ciò significa che negli anni scorsi i prelati della comunità ufficiale, consacrati senza il consenso vaticano, hanno poi chiesto e ottenuto il riconoscimento papale. È interlocutorio ma proiettato al futuro il comunicato che ieri la Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto mentre era ancora in corso la riunione di due giorni sulla Cina presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, alla quale hanno partecipato cardinali e vescovi di Hong Kong, Taiwan e Macao, insieme ai prelati che si occupano della Chiesa in quella regione. Tutti hanno esposto le loro valutazioni su ciò che è meglio fare di fronte a una situazione delicata e difficile, che nell’ultimo periodo ha registrato insieme episodi positivi, quali le nomine di alcuni vescovi avvenute con l’assenso del governo ma anche con il tacito placet d’Oltretevere, ed episodi negativi, quali le tre consacrazioni episcopali illecite del 2006, nonché le frequenti incarcerazioni di sacerdoti e vescovi appartenenti alla comunità cattolica clandestina. Il frutto della consultazione è stato portato al Papa e la maggioranza dei partecipanti ha auspicato che si crei una commissione permanente della Santa Sede sulla Cina.
«Sono stati presi in esame – si legge nel comunicato, con riferimento proprio alle consacrazioni illecite – i problemi ecclesiali più gravi e urgenti, che attendono adeguate soluzioni in relazione ai principi fondamentali della costituzione divina della Chiesa e della libertà religiosa». Nella nota è poi contenuto un apprezzamento per quei cattolici che hanno mantenuto vivo il loro legame con Roma: «Si è preso atto, con profonda riconoscenza, della luminosa testimonianza, offerta da vescovi, sacerdoti e fedeli, i quali, senza cedere a compromessi, hanno mantenuto la propria fedeltà alla Sede di Pietro, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze». Subito dopo, il comunicato prende atto della situazione di sostanziale unità della Chiesa in Cina: «Con particolare gioia si è, altresì, constatato che oggi la quasi totalità dei vescovi e dei sacerdoti è in comunione con il sommo Pontefice». «Sorprendente, inoltre – continua la nota – è stata la crescita numerica della comunità ecclesiale».
Un altro capitolo è quello delle relazioni diplomatiche: «Nella molteplicità dei contributi dei partecipanti è emersa la volontà di proseguire il cammino di un dialogo rispettoso e costruttivo con le autorità governative, per superare le incomprensioni del passato. Si è, inoltre, auspicato di pervenire a una normalizzazione dei rapporti ai vari livelli, al fine di consentire la pacifica e fruttuosa vita della fede nella Chiesa e di lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo». Una mano tesa al governo, dunque, nella consapevolezza che uno degli ostacoli più forti alla normalizzazione è rappresentato, come riferiscono alcuni cattolici cinesi ad «Asianews», dall’«onnipresenza dell’Associazione patriottica», cioè dall’organizzazione governativa che controlla la vita della comunità ufficiale.
Il comunicato vaticano si conclude con un annuncio: il Papa «ha deciso di indirizzare una sua lettera ai cattolici in Cina». La stesura del documento, la cui pubblicazione è prevista attorno a Pasqua, è già stata iniziata: conterrà una parte teologica, nella quale Ratzinger spiegherà alcuni elementi essenziali della costituzione della Chiesa relativi al legame tra i vescovi e il successore di Pietro, quindi darà concrete indicazioni pastorali ai vescovi, al clero e ai fedeli cinesi.