Il Papa commosso: «Don Santoro m’ha scritto»

Un fragoroso applauso ha salutato le parole del sacerdote: «Dacci la forza di vivere qui»

Andrea Tornielli

da Roma

Don Andrea Santoro è «una commovente testimonianza di amore e di adesione a Cristo e alla sua Chiesa». Lo ha detto Papa Ratzinger ieri mattina, al termine dell’udienza, rivelando che il missionario ucciso a Trebisonda nei giorni scorsi gli aveva inviato una lettera.
L’accenno al sacerdote assassinato è stato accolto da un fragoroso applauso da parte dei fedeli che affollavano l’aula Paolo VI. «Non possiamo non ricordare quest’oggi don Andrea Santoro», ha detto il Papa. «Grazie, grazie per questo applauso - ha continuato - Proprio ieri sera mi è giunta una sua bella lettera, scritta il 31 gennaio scorso insieme alla piccola comunità cristiana della sua parrocchia. L’ho letta con profonda commozione, è uno specchio della sua anima sacerdotale, del suo amore per Cristo e per gli uomini, del suo impegno proprio per i piccoli. Sarà pubblicata su L’Osservatore Romano». Benedetto XVI ha definito la missiva una «testimonianza di amore e di adesione a Cristo e alla sua Chiesa». «A questa lettera ha unito un messaggio di donne della sua parrocchia, che mi invitano ad andare lì. E vi si rispecchia anche lo zelo, la fede e l’amore, che erano vivi nel cuore di don Andrea Santoro. Il Signore accolga l’anima di questo silenzioso e coraggioso servitore del Vangelo e faccia sì che il sacrificio della sua vita contribuisca alla causa del dialogo fra le religioni e della pace tra i popoli».
«Santità - si legge nel testo della lettera - le scrivo a nome di alcune signore georgiane della mia parrocchia Sancta Maria a Trebisonda sul Mar Nero. Io sono don Andrea Santoro, prete Fidei donum della Chiesa di Roma in Turchia, nella diocesi di Anatolia, qui residente da cinque anni. Il mio gregge è formato da 8/9 cattolici, i tanti ortodossi della città e i musulmani che formano il 99 per cento della popolazione. Sarebbe lei Santità, sia il vescovo della mia diocesi di partenza (Roma) sia il vescovo della mia diocesi di arrivo dal momento che si tratta di un Vicariato apostolico. È a questo titolo che le recapito la lettera delle tre georgiane. Me l’hanno dettata in turco, la traduco come è uscita dalla loro bocca così gliela faccio avere in occasione della mia venuta a Roma».
Inizia quindi la trascrizione del messaggio delle tre donne per Benedetto XVI, che don Santoro ha tradotto: «Caro Papa, a nome di tutti i georgiani la salutiamo. Da Dio chiediamo per te salute nel nome di Gesù. Siamo molto contenti che Dio ti ha scelto come Papa. Prega per noi, per i poveri, per i miseri di tutto il mondo, per i bambini. Crediamo che le tue preghiere arrivano dirette a Dio. I georgiani sono molto poveri, hanno debiti, senza casa, senza lavoro. Siamo senza forze». «Viviamo - continua la lettera - in questo momento a Trabzon e lavoriamo. Tu prega Dio che ci benedica e crei in noi un cuore nuovo e pulito. Noi non dimentichiamo la vita cristiana e per i turchi cerchiamo di essere un buon esempio nel nome di Dio, perché per mezzo nostro vedano e glorifichino Dio».
«Noi abbiamo molte cose da dire e da raccontare, ma, Inshallah, se verrai a Trabzon potremo parlare faccia a faccia. La tua venuta sarà una festa felice. Da Dio chiediamo e auguriamo per te salute e pace e vita cristiana. Baciamo le tue mani, Saremo contenti che tu ci rispondessi e ci mandassi una foto con la tua firma. Tu come papà comune prega per don Andrea e Loredana, che Dio dia loro forza e a Trabzon per mezzo di loro la Chiesa cresca e si moltiplichi. Maria, Marina e Maria». Benedetto XVI visiterà la Turchia il prossimo novembre.