Il Papa conferma Ruini Ma tra vescovi e cardinali è guerra di successione

Benedetto XVI lascia al suo posto il cardinale «fino a quando non si provvederà diversamente». Si prevede che rimanga fino a ottobre, quando ci sarà il convegno della Cei a Verona

Andrea Tornielli

da Roma

Il Papa ha confermato il cardinale Camillo Ruini alla guida della Cei «fino a quando non si provvederà diversamente». La decisione è stata resa nota ieri mattina dalla Sala Stampa della Santa Sede, a ventiquattr’ore di distanza dalla pubblicazione della notizia di una consultazione riservata del Vaticano messa in atto tra i vescovi italiani per la scelta del successore.
Questo il testo dello scarno comunicato: «Il Santo Padre ha confermato Presidente della Conferenza episcopale italiana, donec aliter provideatur, l’Em.mo card. Camillo Ruini, Suo Vicario generale per la diocesi di Roma». La formula non è quella delle precedenti due riconferme per un nuovo quinquennio, avvenute nel 1996 e nel 2001, ma è la stessa che Benedetto XVI ha utilizzato all’indomani dell’elezione per confermare i capi dicastero della Curia romana e rende di per sé possibile in ogni momento la sostituzione del nominato. Viene però dato per scontato da tutti che il cardinale, fedelissimo e prezioso collaboratore di Giovanni Paolo II e ora di Papa Ratzinger, leader dell’episcopato da quindici anni, resti al suo posto almeno fino agli «Stati generali» della Chiesa italiana previsti per il prossimo ottobre a Verona. La volontà di mantenere Ruini nell’incarico ancora per alcuni mesi era già stata manifestata dal Papa al diretto interessato e sarebbe stata resa eventualmente nota fra tre settimane. Ma la pubblicazione della notizia del «sondaggio» - vale a dire della lettera che lo scorso 26 gennaio il nunzio in Italia Paolo Romeo ha inviato agli oltre duecento vescovi residenziali del nostro Paese chiedendo «sotto segreto pontificio» di indicare un nome per la successione - ha provocato la presa di posizione, ufficiale e anticipata, di ieri. Una conferma finalizzata a troncare sul nascere l’idea di un presidente «dimezzato» o «pensionato», che avrebbe indebolito la leadership di Ruini, in questa fase delicata che il Paese sta attraversando, con le elezioni politiche alle porte.
Fino ad oggi, per scegliere il presidente della Cei, il Papa consultava i presidenti delle conferenze episcopali regionali. In questi mesi c’è stato più di qualcuno che ha auspicato un’equiparazione della Cei alla prassi in vigore negli altri Paesi del mondo, dove le assemblee dei vescovi eleggono direttamente il loro presidente. Benedetto XVI ha scelto di continuare a riservarsi la nomina, in quanto «primate d’Italia», ma ha anche stabilito di avviare una consultazione più ampia del solito. Se si legge dunque la conferma di ieri alla luce della lettera del nunzio Romeo, si può prevedere che la successione a Ruini avvenga nei prossimi mesi, entro un anno: non avrebbe infatti senso chiedere un parere ai vescovi ora e «con sollecitudine» se la nomina del successore dovesse avvenire fra due anni. Il cardinale Ruini sarebbe stato colto un po’ di sorpresa dalla mossa, che non sarebbe stata concordata con lui. Secondo alcune voci non confermate, la modalità del sondaggio sarebbe stata un’iniziativa studiata dai vertici della Segreteria di Stato.
È dunque prematuro parlare dei candidati alla presidenza della Cei. Se sarà un cardinale, la scelta dovrebbe cadere su uno di questi nomi: il patriarca di Venezia Angelo Scola, gli arcivescovi di Milano Dionigi Tettamanzi, di Genova Tarcisio Bertone, di Torino Severino Poletto, di Firenze Ennio Antonelli, di Bologna Carlo Caffarra (dovrebbe ricevere la porpora nell’imminente concistoro). Ma non è dato di sapere quale sarà l’esito del sondaggio né se emergeranno delle indicazioni univoche. Quello che viene invece considerato certo è che Ruini, una volta abbandonata al successore la guida della Cei, conserverà ancora l’incarico di Vicario del Papa per qualche anno.