Il Papa contro la droga fa arrabbiare la sinistra

L’Udc: «Appello da condividere». Ds e Prc: «Parole da non strumentalizzare»

da Roma

Il Papa in Polonia chiede ai giovani, «come padre», di non usare droghe, esortandoli a non farsi «soggiogare dalle illusioni di questo mondo», e subito in Italia si scatenano le polemiche.
Il primo a commentare l'appello di Benedetto XVI è Carlo Giovanardi: «Sono assolutamente grato al Santo Padre per questa indicazione che dà ai giovani» afferma il parlamentare dell'Udc e responsabile della lotta alle tossicodipendenze nel governo Berlusconi. L'ex ministro auspica che «tutti in Italia, specialmente dal punto di vista culturale e politico, si associno a questo appello» e che «alcuni la smettano con la sciagurata e continua propaganda a favore del consumo delle droghe leggere». Il riferimento, precisa subito, è al neoministro Paolo Ferrero, che ha già annunciato una inversione di rotta in materia di lotta alla droga, ma anche «ai suoi colleghi parlamentari, che vanno davanti a Montecitorio a fumare gli spinelli». Gli fa subito eco il senatore di An Alfredo Mantovano, uno degli artefici della nuova legge sulle tossicodipendenze: «Sono certo che, dopo la favorevole accoglienza riservata ieri all'auspicio del cardinale Tettamanzi sul voto amministrativo per gli extracomunitari - dice l'ex sottosegretario - oggi la sinistra italiana riserverà eguale favorevole attenzione al richiamo del Santo Padre a Cracovia: la vita e la libertà sono messe in pericolo dalla droga. Dall’assunzione di droga, non solo dallo spaccio. Dall'assunzione di qualsiasi tipo di droga, senza artificiose ed errate distinzioni fra leggera e pesante».
Pienamente d'accordo con le parole del Papa si dice don Oreste Benzi, leader della comunità «Papa Giovanni XXIII», per il quale il pontefice «ha centrato bene il problema, perché coloro che propugnano la liberalizzazione delle droghe e la tolleranza in realtà distruggono i nostri giovani». Esplicito il riferimento a Ferrero: «Pochi giorni fa - afferma don Benzi - un ministro ha detto che modificherà la legge, togliendo la proibizione del consumo di droga e la punizione. Forse non se ne rende conto, ma si accinge a distruggere la nostra gioventù».
Da sinistra, fioccano le accuse di «strumentalizzazione» delle parole del Santo Padre. Per il responsabile tossicodipendenze dei Ds, Giuseppe Vaccari, «Giovanardi e i suoi hanno usato un sistema che invece di diminuire e di rendere più banale il rapporto dei giovani con le sostanze, proibendo e riportando tutto in una situazione di clandestinità e di illegalità, ha solo reso le droghe più attrattive». «Le parole del Papa non vanno strumentalizzate con un ideologismo proibizionista che ha fatto bancarotta in Italia e in Europa» attacca Giovanni Russo Spena (Prc), che spiega come intende muoversi il suo partito: «Noi vogliamo allineare, questo ha detto il ministro Ferrero e questo diciamo noi come gruppo di Rifondazione comunista alla Camera e al Senato, l'Italia all'Europa. C'è una direttiva dell'Ue che dice che la lotta alla droga non si fa con il proibizionismo ma con l'informazione, la sperimentazione e la riduzione del danno, che sono esattamente le parole che noi usiamo nei nostri ddl».
Pienamente d'accordo con le parole del Papa si dice Livia Turco, ministro della Salute: le parole del Papa, afferma, «esprimono sentimenti e valori ispirati all'amore per la vita e all'attenzione per l'impegno sociale, che trovano pieno riscontro negli impegni assunti dal governo nei confronti delle nuove generazioni». Ma la sua posizione viene giudicata «non credibile» da Riccardo Pedrizzi di An, per il quale Livia Turco è «espressione di un governo in cui il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, senza che nessuno dei suoi colleghi lo smentisse, ha già detto che vuole abrogare la legge Fini anti-droga e anti-spaccio, muovendosi in direzione di una politica pro-droga e pro-spaccio».