Il Papa contro i Dico La Cei: ci sarà una nota vincolante per i cattolici

Fin dall'inizio il segnale di Ratzinger fu chiaro. Quando il Papa confermò il cardinale Camillo Ruini al vertice della Cei, a sinistra capirono che il sogno della «discontinuità» era finito prima di cominciare. All'epoca Valentino Parlato scrisse sul Manifesto: «Ruini ruina tutto». Quel sogno innanzitutto. Un anno dopo, la storia sembra ripetersi, il cardinale Camillo Ruini annuncia una nota ufficiale della Cei sulle coppie di fatto e i disegni dell'Unione e dei cattolici democratici intorno al vertice della Conferenza Episcopale sono resi ancor più urgenti dallo scontro con la Chiesa sui temi etici. Ragionando con la testa della politica, il centrosinistra avrebbe un solo obiettivo utile: agevolare l'ascesa al vertice della Cei di un esponente meno in sintonia con il magistero di Benedetto XVI, privando il Pontefice di quello che oggi appare sempre più come il suo «braccio politico». La missione sembra impossibile, ma se le vie del Signore sono infinite, anche quelle della politica non lasciano nulla di intentato. E infatti i cattolici democratici i loro tentativi li hanno esperiti. «Manovrano? Sicuro» spiega al Giornale un parlamentare dell'opposizione in stretto contatto con la Santa Sede. «Il problema di Prodi è che le loro sponde tradizionali o non hanno partecipato all'ultimo conclave o non parteciperanno al prossimo e non sono certamente la Chiesa di domani». La stessa candidatura di Benigno Papa, arcivescovo di Taranto, francescano di vocazione pastorale, in realtà non sarebbe un frutto del cogito prodiano, ma una mossa di Tarcisio Bertone, intenzionato a riportare il rapporto chiesa-politica nella sfera totale di influenza della Segreteria di Stato. «La Cei comincia ad avere peso negli anni Settanta e ad assumere l'attuale importanza con il declino della Dc, con il panorama politico che si movimenta grazie ai socialisti di Craxi e all'arrivo di Karol Wojtyla» spiega Ernesto Galli della Loggia. Lo storico fa notare come prima di quegli eventi «il rapporto diretto della politica con il Vaticano era gestito attraverso la Segreteria di Stato. Andreotti ogni due per tre incontrava o scriveva a Monsignor Dell'Acqua, è tutto scritto nel suo ultimo libro». Per Galli della Loggia la politica non riuscirà a influenzare la scelta sul vertice della Cei «che ancora oggi rappresenta il dieci per cento dei voti». Il Palazzo però guarda alla nomina con un interesse crescente. Nessuno può ignorare che l'agenda - visti i temi sul tappeto - ne sarà fortemente influenzata. Il totonomine è già partito, perché «c'è il chiacchiericcio di molti monsignori» e perché l'uscita di Ruini è vissuta con speranza (dalla sinistra) e preoccupazione (dal centrodestra). In Transatlantico si fanno scenari: Ruini resta vicario di Roma (e conserva intatto il prestigio) e alla Cei va un candidato di profilo medio. Ma c'è anche la mossa opposta: si fa subito il nuovo vicario di Roma e Ruini resta ancora per qualche mese alla guida della Cei. Un risiko d’Oltre Tevere che interessa la maggioranza in cerca di un rapporto nuovo dopo lo strappo sui Dico.
«Le pressioni sono inutili» dice Rocco Buttiglione. Profondo conoscitore del Vaticano, il parlamentare dell'Udc non ha dubbi: «Questo Papa era amico di Wojtyla che diceva: "Chi teme Dio non ha paura degli uomini". Non ci sarà nessuna influenza sulla scelta del successore di Ruini. La prospettiva dei cattolici democratici è culturalmente vecchia e sbagliata».
Il centrodestra sembra stare alla finestra. «Deve stare alla finestra» spiega Gaetano Quagliariello - senatore di Forza Italia, storico e autore del libro Cattolici, Pacifisti e Teocon - perché è l'unico modo per fissare l'autonomia della fede e uscire da pratiche concordatarie che non hanno più senso. Solo se la politica non interferisce sarà possibile superare la separazione tra laici e cattolici e solo non cedendo alle pressioni dei politici, da parte della Chiesa sarà possibile dare forza all’appello del Papa ai non credenti a vivere come se Dio esistesse».
Un atteggiamento forse consapevole, ma rischioso. Perché se non interferire è un bene, dare l’impressione di disinteressarsi e non essere consapevoli della posta in gioco è un male.