Il Papa: "Dignità per l'uomo anche se è embrione o in coma"

Benedetto XVI torna sul tema della vita: "Tutta la scienza è una grande lotta per la vita, tutta la medicina è una
lotta della vita contro la morte". Appello per la pace in Medio Oriente: "In nome di Dio, proseguite il dialogo"

Città del vaticano - "L'uomo rimane uomo con tutta la sua dignità, anche quando è un embrione o in stato di coma". Papa Ratzinger, durante la messa con i giovani del 'Centro Internazionale San Lorenzo' nei pressi del Vaticano è tornata a lanciare un monito forte in difesa della vita. Benedetto XVI, parlando a braccio durante l'omelia, ha spiegato che l'uomo appartiene, come tutto il resto del creato, alla "biosfera". "Pur facendo parte del biocosmo - ha osservato tuttavia - l'uomo lo trascende; l'uomo rimane uomo e mantiene tutta la sua dignità, anche se è un embrione, o in stato di coma". "L'uomo ha sete di conoscenza dell'infinito, vuole arrivare - ha proseguito Ratzinger - alla fonte della vita, vuole trovare la vita stessa". "Potremmo dire - ha aggiunto - che tutta la scienza è una grande lotta per la vita, tutta la medicina è una lotta della vita contro la morte, per trovare la medicina dell'immortalità".

Pillola dell'immortalità Ma anche se la medicina, ha ipotizzato il Papa, trovasse "una pillola della immortalità" essa rimarrebbe una "pillola della biosfera": il mondo - ha proseguito Benedetto XVI - si "riempirebbe di vecchi, non ci sarebbe più spazio per i giovani". Uno scenario spaventoso: "non possiamo dunque sperare nel prolungamento infinito della vita biologica e nello stesso tempo però aspiriamo all'eternità", ha osservato. "Ecco dunque - ha continuato - che arriva la Parola di Gesù: 'io sono la Resurrezione'. "Attraverso Gesù abbiamo già attraversato la soglia della morte. L'eucarestia è il farmaco dell'eternità", ha detto. Benedetto XVI ha ammonito che la "vita in abbondanza" che offre il Vangelo non va scambiata con una vita "dove è possibile "fare tutto, avere tutto". "In quel caso viviamo per le cose morte", ha concluso.

Medio Oriente: in nome di Dio, proseguite il dialogo Papa Benedetto XVI ha anche chiesto, dopo l'Angelus, "in nome di Dio" a israeliani e palestinesi "di lasciare le vie tortuose dell'odio e della vendetta e di percorrere responsabilmente cammini di fiducia e di pace". Ratzinger ha ricordato come "la violenza e l'orrore hanno nuovamente insanguinato la Terra Santa" nei giorni scorsi "alimentando una spirale di distruzione e di morte che sembra non avere fine". Il Papa ha dunque incoraggiato "le autorità israeliane e palestinesi nel loro proposito di continuare a costruire, attraverso il negoziato, un futuro pacifico e giusto per i loro popoli".
Nei giorni scorsi - ha detto Benedetto XVI ai fedeli - la violenza e l'orrore hanno nuovamente insanguinato la Terra Santa, alimentando una spirale di distruzione e di morte che sembra non avere fine". "Mentre vi invito a domandare con insistenza al Signore Onnipotente il dono della pace per quella regione, desidero affidare alla sua misericordia le tante vittime innocenti ed esprimere solidarietà alle famiglie e ai feriti", ha aggiunto. "Incoraggio inoltre - ha insistito - le autorità israeliane e palestinesi nel loro proposito di continuare a costruire, attraverso il negoziato, un futuro pacifico e giusto per i loro popoli e a tutti chiedo, in nome di Dio, di lasciare le vie tortuose dell'odio e della vendetta e di percorrere responsabilmente cammini di dialogo e di fiducia". "E' questo - ha infine aggiunto - il mio auspicio anche per l'Iraq, mentre trepidiamo ancora per la sorte di mons. Rahho e di tanti iracheni che continuano a subire una violenza cieca e assurda, certamente contraria ai voleri di Dio".