Il Papa e il dolore per le vittime di preti pedofili

Papa Ratzinger ha concluso il suo viaggio a Sydney con un gesto significativo, atteso da molti in Australia, incontrando 4 vittime di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti. Ha celebrato la messa con loro e per loro, ha ascoltato il racconto di ognuno, li ha consolati promettendo «di continuare a pregare per loro e per tutte le vittime».
Da settimane i rappresentanti dell’associazione che riunisce alcune vittime di abusi e i loro parenti chiedevano un incontro con il Pontefice. Ratzinger ha preferito farlo, lontano dalle telecamere, dopo la conclusione della 23° Giornata mondiale della Gioventù, che era il motivo principale e specifico di questo suo viaggio in Australia. Dalla cattedrale di St. Mary, sabato scorso, Benedetto XVI aveva pronunciato parole chiarissime e dure nei confronti dei preti e dei religiosi che si sono macchiati di questi crimini. Aveva parlato della «vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa nazione». Aveva detto di essere «profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato», assicurando di condividere la loro sofferenza. «Questi misfatti che costituiscono un così grave tradimento della fiducia devono essere condannati in modo inequivocabile». E se le vittime «devono ricevere compassione e cura», i «responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia». Proprio in quest’ultima affermazione sta la novità delle parole di Benedetto: chi si è macchiato di questi gravi crimini non deve infatti godere di alcuna impunità.
Molti pensavano che le parole dette durante l’omelia della messa di sabato scorso, celebrata di fronte ai vescovi australiani, al clero e ai religiosi, mettessero una pietra tombale sulla possibilità di un incontro con le vittime. L’associazione «Broken Rites» che ne riunisce alcune, e che sta conducendo una battaglia contrapponendosi al cardinale di Sydney George Pell, proprio nelle ore in cui il Papa parlava in questo modo inequivocabile, aveva aderito alla manifestazione di protesta contro la visita di Benedetto, organizzata da gruppi di donne, da associazioni gay e da movimenti per lo «sbattezzo» che vedono in prima fila gruppi quali i «raeliani», seguaci di una «fede» che crede nell’avvento degli Ufo. Agli esponenti di «Broken Rites» il discorso papale non era bastato. Ma l’incontro di lunedì, poco prima che il Papa s’imbarcasse sul volo della Qantas che lo riportava a Roma, non è avvenuto per cedere alle pressioni di chi strumentalizza questo problema per condurre una battaglia contro la Chiesa. Ratzinger non ha ceduto a pressioni, non aveva avuto problemi a fare lo stesso negli Stati Uniti, lo scorso 17 aprile. «Tolleranza zero» quindi ribadita da Ratzinger che incarnava già quando era il principale collaboratore di Giovanni Paolo II.