Il Papa e quello scandalo inesistente

Francesco Cossiga *

Sono un cattolico-liberale, per principio quindi contrario a commistioni tra Chiesa, anzi chiese e comunità religiose (il caso della comunità religiosa islamica, per motivi di fede, il suo particolare monoteismo o «teomonismo», e di tradizione, è un caso del tutto diverso che, proprio perché liberale, io rispetto), da un lato e politica dall’altro, quando naturalmente non si tratti di questioni che attengono alla libertà ed ai diritti della Chiesa, delle chiese, dei cristiani. Non sono della Casa delle Libertà. Non faccio parte del Partito popolare europeo, anzi già da tempo mi sono da esso dimesso per contrasti con il Partito popolare spagnolo, per solidarietà con il movimento basco, in particolare il Partito nazionalista basco, e con il movimento catalano, ed in particolare con l’Unió Democratica de Catalunya, entrambi partiti di antica tradizione antifascista e cristiano-democratica, ma soprattutto per la deriva moderato-conservatrice, in parte postfascista in quanto avente nel suo seno per colpa principale della Cdu tedesca e dell'acritico e demagogico antisocialismo del suo leader Helmut Kohl, partiti postfranchisti e postsalazariani, dell’attuale Ppe, in contrasto con l’ispirazione riformista delle antiche Nouvelles équipes internationales, con l’Unione europea Cristiano-democratica e con l’originario Partito popolare europeo, che avrebbe dovuto essere, ed all'inizio fu, l'erede di questi movimenti democratici; ed anche per l'assoluta prepotenza e maleducazione dei suoi dirigenti, e la loro assoluta sudditanza al partito di Aznar.
Ciò premesso, non comprendo l’attuale scandalo che esponenti dell’Unione di Romano Prodi, nella quale militano tanti miei amici, menano per le udienze concesse, o che concederà a politici italiani ed europei Papa Benedetto XVI. A quanto credo di sapere, il Papa, in questa prima fase del suo pontificato, ha ricevuto e riceve dei politici solo e soltanto quelli che ricoprono cariche istituzionali o che fanno parte di movimenti di dichiarata ispirazione cristiana. Io sono stato presidente del Consiglio dei ministri, presidente del Senato e presidente della Repubblica, ma ora sono soltanto uno dei mille membri di un parlamento nazionale, non sono dirigente d’alcun movimento internazionale, non ricopro nessuna importante carica istituzionale ed il titolo di presidente emerito della Repubblica che è stato attribuito agli ex capi dello Stato ha un valore soltanto onorifico e cerimoniale, ma, benché sia stato notoriamente legato, con mio grande onore, da antichi vincoli di amicizia, fatta anche di colloqui e discussioni! da maestro, lui, ad allievo, io, con il grande teologo tedesco Joseph Ratzinger (negarlo o celarlo sarebbe una ipocrisia!), mi sono ben guardato fino ad ora, anche per altri miei delicati motivi, di chiedere di essere da lui ricevuto.
Mi sembra quindi che la pretesa di certo Villetti - a quanto mi sembra di capire un oscuro ex-craxiano, che anche si vergogna e nasconde di esserlo, sostenitore della Gay line, che quel poco che è deve all’essere stato membro del Partito socialista italiano che ha tra altri il grande merito di avere rinnovato con il coraggio del suo leader Bettino Craxi, su basi democratiche e moderne, i rapporti concordatari con la Chiesa Cattolica -, di dettare l’agenda delle udienze del Papa, sia eccessiva, per non dire presuntuosamente indecente!
Che il Papa riceva il senatore Marcello Pera, con il quale ha tra l’altro, quando cardinale, collaborato alla stesura, in questi tempi di rinunciatarismo identitario anche per paura dell’estremismo islamico, di un bel e coraggioso libro, e che ricopre l’alta carica istituzionale di presidente del Senato della Repubblica italiana, mi sembra del tutto naturale, anche se come Capo di una grande chiesa cristiana senta motivi di gratitudine verso un «laico» che difende i valori tradizionali del cristianesimo: e non mi sembra che questo costituisca assolutamente una ingerenza della Santa Sede negli affari politici italiani e tanto meno nella campagna elettorale in corso.
Ciò che mi meraviglia è che sulla scia di tale modesto personaggio si ponga anche non facendo certo bene a La Margherita, l’onorevole Monaco, che tra l’altro porta in giro il suo essere cattolico e l’avere lavorato un giorno nella Curia della Archidiocesi di Milano come un cartello di propaganda elettorale, occupandosi in senso critico delle udienze del Papa, invece di prepararsi a difendere in Parlamento la equilibrata formula del programma di Romano Prodi in materia di unioni di fatto, anche contro il suo «maestro» Villetti.
Mi sembra del pari indecente che perfino alcuni esponenti cattolici della Margherita critichino il Papa per l’udienza che Egli concederà ai partecipanti al congresso del Partito popolare europeo, un partito, lo ripeto, dal quale io mi sono dimesso e non faccio più parte, dopo esserne stato uno dei dirigenti, un partito nel quale, come nel Partito democratico europeo di cui è presidente onorario Romano Prodi e presidente Francesco Rutelli, militano personalità o movimenti che si ispirano alla cultura politica cristiano-democratica. Mi sembra anzi giusto che il Papa confermi nel loro impegno partiti e movimenti che affermano e difendono, pur nel rispetto, nel confronto e nel dialogo con altre identità e culture, l’identità culturalmente e storicamente cristiana dell’Europa di Thomas More, di Erasmo da Rotterdam, di Dante, di Shakespeare, di San Tomaso d’Aquino, di Lutero, di Calvino, di Hegel, di Croce.
Trovo invece politicamente incomprensibile e fonte di confusione che l’amico Clemente Mastella, che fa parte dell’Unione, continui a far parte del Partito popolare europeo, anche come dirigente, insieme a Berlusconi, Casini e Follini, e con loro si appresti a questo titolo a partecipare all’udienza papale. Io invece non mi scandalizzo affatto, anzi sono lieto, che sia stata candidata quale capo lista della lista della Margherita per la elezione della Camera dei Deputati in Lombardia una «numeraria», e cioè una «laica consacrata» dell’Opus Dei, che ha quindi firmato il programma di Romano Prodi, anche per la parte che riguarda la equilibrata soluzione data in esso al problema delle unioni di fatto, anche tra non eterosessuali, implicitamente approvata, con un significativo articolo apparso sull’Avvenire, anche dai vertici della Chiesa italiana: e onore al merito alla Casa delle Libertà che non ha parlato di intromissione dell’Opus Dei nella campagna elettorale italiana!
* presidente emerito

della Repubblica