Il Papa fa la Rivoluzione: messa a Cuba

Papa Ratzinger celebrerà la messa nella Plaza de la Revoluciòn dell’Avana durante la prossima storica visita a Cuba organizzata dal 26 al 28 marzo. Un momento altamente simbolico che riassume il concetto di apertura che caratterizzerà la seconda missione di un Pontefice nell’isola castrista in meno di quindici anni: apertura del regime alla Chiesa cattolica e apertura della Chiesa a un sistema che per decenni ha represso la libertà di culto associandola a sentimenti controrivoluzionari.
Se la visita di Giovanni Paolo II a Cuba del 1998 aveva avuto il senso di una «prima» assoluta, di un gesto di rispetto anche interessato da parte di un regime che soffriva le conseguenze di un crescente isolamento internazionale, quella di Benedetto XVI segnerà un approfondimento dei rispettivi disegni: per la Santa Sede la conferma di un ruolo nuovo in un Paese tradizionalmente cattolico ma con un governo rigidamente marxista, per L’Avana una sorta di «sdoganamento» da parte della Chiesa pur in un contesto che sotto il profilo dei diritti umani lascia ancora moltissimo a desiderare.
Il presidente Raul Castro ha puntato molto su questo incontro. Lo scorso 19 dicembre, ricevendo la delegazione vaticana incaricata di organizzare la visita papale, ha detto di aver appreso «con piacere» del progetto del viaggio, e ha assicurato che Cuba accoglierà Benedetto XVI «con affetto e rispetto». Successivamente, proprio alla vigilia di Natale, il governo ha proclamato un indulto che porterà alla liberazione di circa 2.900 detenuti, collegando la decisione proprio all’imminente visita del Papa nell’isola caraibica. Dall’indulto, peraltro, resteranno esclusi i condannati per «attentato alla sicurezza dello Stato», ossia i prigionieri politici. E questo nonostante ormai da tempo la Chiesa cattolica cubana stia portando avanti un dialogo con il governo dell'Avana, che ha avuto come positivo effetto il rilascio di un centinaio di prigionieri politici. A uscire dal carcere in questa occasione saranno invece le persone con più di 60 anni di età, i malati e i giovani senza precedenti penali.
Secondo il dettagliato programma della visita rilasciato ieri, Benedetto XVI arriverà a Cuba il 26 marzo proveniente dal Messico e giungerà nella città di Santiago, a circa 900 chilometri a sud-est della capitale: anche qui esiste una «plaza de la Revoluciòn» e il Papa vi celebrerà la messa. Successivamente si trasferirà in aereo all’Avana, dove sarà accolto «dal cardinale Jaime Ortega, arcivescovo della capitale, dai vescovi ausiliari e altre autorità religiose e civili del Paese». All’Avana, il Papa avrà un colloquio con Raul Castro e poi incontrerà i vescovi cubani nella sede della Nunziatura.
Il ritorno a Roma è previsto per il 28 marzo. Si tratterà dunque di una visita più breve di quella compiuta da papa Wojtyla, che durò cinque giorni. Ma questa avrà certamente un significato particolare, soprattutto perché avverrà durante un periodo in cui il regime - pur tra molte contraddizioni tipiche dei sistemi totalitari - sta operando aperture importanti.