Papa Giovanni disse a Bartali: «Mi insegni ad andare in bici?»

Gian Piero Scevola

Un Papa lo voleva politico nella Democrazia cristiana, un altro Papa avrebbe invece voluto averlo come personal trainer. La leggenda di Gino Bartali si arricchisce di due aneddoti che partono direttamente dal Vaticano: lui, il toscanaccio senza peli sulla lingua, arrivato al punto di dire no a un Papa. Lo racconta il figlio maggiore di Ginettaccio, Andrea, che rivela, in un’intervista a Famiglia Cristiana, l’importanza che l’illustre genitore aveva conquistato nell’immediato dopoguerra.
Bartali militava nell’Azione cattolica ma non si iscrisse mai a nessun partito. «Un’indipendenza dalla politica», spiega il figlio, «che confermò in modo clamoroso prima delle elezioni del 1948 quando rifiutò di candidarsi per la Dc: la richiesta gli era arrivata da Papa Pio XII in persona, al quale mio padre rispose: “Santità, se dico no a lei è un po’ come se lo dicessi a Gesù Cristo, ma devo farlo perché non voglio tradire una parte dei miei tifosi”». Insomma, un Bartali autenticamente bipartisan, amato dai comunisti dell’intera Toscana e di altre regioni rosse, ma idolatrato anche dalla gente comune, dai tanti «bigotti» che frequentavano le parrocchie. Papa Pacelli sorrise al no di Bartali e gli fece comunque pervenire la sua apostolica benedizione.
Ma dieci anni dopo, quando Bartali si era già ritirato, fu convocato in Vaticano da Papa Giovanni XXIII. «Senti Gino», disse papa Roncalli scherzando, «io sono di costituzione un po’ robusta e anche un po’ avanti negli anni, qui in Vaticano ci sono tanti giardini, ho una bici ma non so andarci tanto bene. Se tu mi aiutassi...». Ginettaccio arrossì, lui che tutto era meno che timido, ma quella volta non seppe dire di no, anche se il Papa Buono non riuscì mai ad utilizzare quella bici.