Il Papa ha preteso il suo addio dopo aver ricevuto il dossier

Roma - Le dimissioni dell’arcivescovo Wielgus sono state «sollecitate» dalla Santa Sede. La decisione, confermano autorevoli fonti vaticane al Giornale, è stata presa da Benedetto XVI dopo che, nelle ultime ore, aveva finalmente ricevuto dalla nunziatura in Polonia, via email, un dossier con la traduzione in tedesco dei documenti riguardanti il prelato accusato di essere una spia. La nomina di Wielgus a Varsavia era stata voluta da Roma perché il vescovo è una delle personalità più culturalmente preparate della Polonia, capace di dialogare con gli esponenti della cultura laica ed espressione di una visione della Chiesa vicina a quella del Pontefice. Quando il nunzio apostolico in Polonia Józef Kowalczyk – nominato da Giovanni Paolo II e molto vicino all’ex segretario di Wojtyla, il cardinale Dziwisz –ha inviato a Roma i dossier per la successione di Varsavia, in quello di Wielgus non compariva alcun accenno alle sue passate collaborazioni con i servizi segreti. Né facevano riferimento a queste, nei loro pareri, quegli ecclesiastici polacchi dubbiosi alla nomina, i quali giudicavano il prelato inadeguato alla diocesi della capitale solo perché troppo conservatore e «pessimista» nella sua visione della Chiesa e del mondo non certo perché sospettato di essere una spia dei comunisti. Tra i contrari c’era lo stesso Dziwisz. Quando ormai Wielgus stava per essere designato, all’inizio di novembre, sono giunte le prime voci sul passato del candidato. La pubblicazione della nomina era stata allora congelata per qualche settimana, maera stato lo stesso Wielgus a rassicurare la Santa Sede, minimizzando la portata della sua collaborazione. Il prelato aveva detto di essere stato contattato; negava però di essersi coinvolto nelle attività di spionaggio, e garantiva di non aver mai danneggiato nessuno. Ricevuta questa rassicurazione e in mancanza di prove documentali contrarie, Benedetto XVI ha deciso di pubblicare la nomina, lo scorso 6 dicembre. Quando le prime accuse sono arrivate alla stampa, il successivo 21 dicembre, la Santa Sede si è esposta affermando che il passato di Wielgus era stato preso in considerazione e che il nuovo arcivescovo godeva della fiducia del Pontefice. I documenti pubblicati negli ultimi giorni hanno però provato che il neo-eletto aveva minimizzato troppo, invece di ammettere subito ciò che era veramente accaduto. Il problema non era più soltanto la sua cosciente collaborazione con la polizia segreta – attività che non avrebbe comunque portato a delazioni significative – ma il fatto che l’interessato l’avesse smentita. Così, dopo febbrili consultazioni tra il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione dei vescovi, e lo stesso Benedetto XVI, si è arrivati alla decisione. Wielgus è rimasto in attesa del segnale proveniente da Roma, rimettendosi alla volontà superiore, e ha prontamente obbedito. Durante la cerimonia di ieri, il prelato dimissionario è stato difeso dal predecessore Glemp, che ha tuonato: «Wielgus è stato sottoposto al giudizio sulla base dei pezzi di carta tre volte copiati». In Vaticano non si nasconde un certo disappunto anche nei confronti dello stesso nunzio Kowalczyk, per le carenti informazioni fornite. Nel marzo di cinque anni fa era stato costretto alle dimissioni Juliusz Paetz, arcivescovo di Poznan, già prelato dell’anticamera pontificia, considerato vicino all’allora segretario del Papa, monsignor Dziwisz. Paetz era stato accusato di molestie ad alcuni giovani seminaristi.