Il Papa: «Lascio parte del mio cuore a Istanbul»

L’ultima omelia alla presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo e di quello armeno Mesrob: «I cattolici non vogliono imporre nulla a nessuno, solo vivere liberamente»

Andrea Tornielli

nostro inviato a Istanbul

La Chiesa «non vuole imporre nulla a nessuno» e chiede solo «di poter vivere liberamente». Nell’ultimo giorno del viaggio in Turchia, prima di imbarcarsi sull’aereo che lo riporterà a Roma, il Papa incontra il «piccolo gregge» cattolico di Istanbul nella cattedrale di Santo Spirito: 1.500 gli inviti nominali distribuiti, ma i fedeli accorsi sono di più. Non era previsto che il viaggio durasse fino al 1° dicembre, secondo un primo programma sarebbe dovuto finire già ieri sera. Ma proprio i cattolici avevano scritto a Roma chiedendo che il Papa, dopo aver incontrato gli ortodossi, gli armeni, i musulmani e gli ebrei, dedicasse anche a loro una celebrazione.
Nell’omelia, pronunciata alla presenza del patriarca ecumenico Bartolomeo e del patriarca armeno Mesrob, Benedetto XVI tocca alcuni dei temi del viaggio: il dialogo ecumenico e il rapporto con l’islam. Sul primo, il Papa ricorda l’auspicio di Wojtyla, che sperava in una Chiesa finalmente unita nel nuovo millennio. «Questo auspicio non si è ancora realizzato – dice Ratzinger – ma il desiderio del Papa è sempre lo stesso e ci spinge, noi tutti discepoli di Cristo che avanziamo con le nostre lentezze e le nostre povertà sul cammino che conduce all’unità, ad agire incessantemente in vista del bene di tutti, ponendo la prospettiva ecumenica al primo posto delle nostre preoccupazioni ecclesiali».
Alla rappresentanza dei cattolici turchi (che nel Paese sono in tutto 32.000), Benedetto XVI ricorda che la «buona novella» non è «soltanto una parola, ma è una persona, Cristo stesso, risorto e vivo!», e questo dono inarrestabile non può essere trattenuto: «Come i cristiani potrebbero trattenere soltanto per loro ciò che hanno ricevuto? Come potrebbero confiscare questo tesoro e nascondere questa fonte?». Ratzinger spiega che «la missione della Chiesa non consiste nel difendere poteri, né ottenere ricchezze», ma «la sua missione è di donare Cristo». Una testimonianza non facile in un contesto come quello della Turchia, dove i cristiani sono un’infima minoranza.
Come vivere, dunque, da cristiani in un contesto che, nonostante la laicità turca, sta diventando ogni giorno più musulmano? «Le vostre comunità conoscono l’umile cammino di accompagnamento di ogni giorno con quelli che non condividono la nostra fede ma che dichiarano di avere la fede in Abramo e che adorano con noi il Dio uno e misericordioso – spiega Ratzinger –. Sapete bene che la Chiesa non vuole imporre nulla a nessuno, e che chiede semplicemente di poter vivere liberamente per rivelare colui che essa non può nascondere, Cristo Gesù che ci ha amati fino alla fine sulla croce e che ci ha dato il suo Spirito». «Siate sempre aperti – è l’invito del Papa – allo Spirito di Cristo e, pertanto, siate attenti a quelli che hanno sete di giustizia, di pace, di dignità, di considerazione per essi stessi e per i loro fratelli».
Giovedì sera, senza telecamere e flash dei fotografi, il Papa aveva incontrato 160 giovani cattolici turchi, entrati a cantargli dei cori nel cortile dell’ex nunziatura, divenuta per due notti residenza papale.
Ieri il congedo con nuove parole di affetto: «Lascio una parte del mio cuore a Istanbul - ha detto il Pontefice - anche se non ho potuto vedere molto, ho visitato due gioielli, Santa Sofia e la Moschea Blu».
Il bilancio del viaggio è certamente positivo: con le sue aperture verso il cammino che potrebbe portare la Turchia in Europa e poi con il gesto, non preparato ma clamoroso, della preghiera in moschea, Benedetto XVI ha ottenuto due successi. Il primo è l’aver dimostrato che, anche in presenza di un clima talvolta ostile, il capo della Chiesa cattolica può essere un alleato importante. Non è un caso che, come ha annunciato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone a «Porta a porta», il vicepremier turco si sia impegnato a iniziare dei colloqui per risolvere l’annoso problema delle proprietà ecclesiastiche in Turchia. Fino a questo momento, le richieste della Santa Sede si erano dovute scontrare contro un muro di gomma. Il secondo successo è certamente quello con l’islam: con i suoi discorsi, ma ancor di più con quella preghiera in moschea, rilanciata dalle tv di tutto il mondo, Benedetto XVI non ha soltanto chiuso il fraintendimento di Ratisbona, ma l’ha superato, mostrando che la chiarezza di posizioni e la capacità di porre i problemi veri si accompagnano da parte sua al massimo rispetto e stima per i musulmani. Certo, questi due elementi hanno fatto passare un po’ in secondo piano, dal punto di vista mediatico, lo scopo principale del viaggio, l’abbraccio con il patriarca Bartolomeo. Anche se nella dichiarazione congiunta non sono stati fatti passi avanti concreti, è positivo che il dialogo teologico sia ripreso e possa essere potenziato fin dalla prossima sessione dei lavori della commissione mista, che inizieranno in primavera a Ravenna.