Dal Papa il via libera alla denuncia di Bagnasco

da Roma

La coincidenza temporale ha fatto dire a più di qualcuno che la scelta era stata in qualche modo «concertata»: il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha pronunciato lunedì pomeriggio la sua prolusione «bomba», con la radiografia sulla triste situazione del Paese, la conferma che era stato il governo a suggerire al Papa di rinunciare alla visita alla Sapienza, l’affondo sui cattolici democratici e la necessità che su temi eticamente sensibili, come i Dico, non vi siano vincoli di mandato per i parlamentari cristiani. A strettissimo giro di posta, in quelle stesse ore, l’ex ministro Guardasigilli ha fatto sapere al premier Romano Prodi che l’Udeur non faceva più parte della maggioranza di centrosinistra. Un «uno-due» tecnicamente perfetto, cronologicamente parlando.
Ma le cose stanno davvero così? La Santa sede e la Cei sapevano in anticipo della decisione di Mastella? Hanno modulato i loro interventi sulla base di questa ormai imminente uscita dal governo dell’Udeur?
Va detto, innanzitutto, che la dirompente prolusione di Bagnasco non è stata scritta all’ultimo momento. Il quadro generale dei temi da toccare e il modo in cui toccarli era stato concordato a metà della scorsa settimana dal cardinale con lo stesso Benedetto XVI. Quel testo, insomma, era stato scritto e limato ben prima che Mastella prendesse la sua decisione di abbandonare la maggioranza. Non esiste dunque una correlazione tra le parole di Bagnasco e la (possibile) caduta del governo Prodi.
La coincidenza dei tempi e le successive ricostruzioni dietrologiche a questo riguardo sono state ovviamente notate dagli stessi cardinali e vescovi che partecipano al Consiglio permanente della Cei. Ma si può star certi, assicurano fonti autorevoli e bene informate, che nel caso fosse stato chiaro in anticipo ciò che sarebbe avvenuto, lo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana avrebbe piuttosto ammorbidito qualche passaggio dagli effetti più «politici» del suo discorso, come ad esempio quello indirizzato ai cattolici democratici.
Mastella, prima di annunciare la sua decisione, si è certamente consultato con Pier Ferdinando Casini, il leader dell’Udc. È noto che quest’ultimo ha buoni rapporti con il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e non si può dunque escludere che qualche anticipazione sia stata fatta arrivare nei sacri palazzi. L’ex ministro della Giustizia è molto legato all’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che domenica, dopo l’Angelus e la manifestazione di solidarietà a Benedetto XVI, ha rilasciato interviste televisive sulla situazione dell’emergenza rifiuti dicendo che «ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».
Parole che sono state lette come critiche nei confronti del veltroniano governatore della Campania Antonio Bassolino e che potrebbero essere messe in relazione con la decisione di Mastella. Anche gli appelli a far cadere il governo, che al leader dell’Udeur sono stati rivolti mentre si trovava in piazza San Pietro a mezzogiorno di domenica, possono avere influito. Ma è certo che Bagnasco lunedì pomeriggio non ha parlato in quel modo per dare la spallata definitiva al governo Prodi. Un governo, questo va detto chiaramente, che ai vertici della Conferenza episcopale piaceva poco all’inizio del suo mandato, ed è piaciuto sempre meno nel corso di questi mesi. All’origine della dirompente prolusione e dei suoi argomenti, esposti in maniera così diretta e per certi versi più impolitica rispetto alle attenzioni di Ruini, sta la decisione di mettere dei punti fermi e anche, probabilmente, la volontà di far comprendere, dentro e fuori il «recinto» della Chiesa italiana che il presidente, adesso, è l’arcivescovo di Genova.