Il Papa "liberalizza" la messa in latino

Presentato ufficialmente il "motu proprio" con il quale il pontefice elimina il divieto di celebrare la messa in latino, mettendola sullo stesso piano di quella post conciliare voluta da Paolo VI nelle
lingue nazionali

Città del Vaticano - Il Papa ha presentato ufficialmente il suo "motu proprio" sul ripristino della messa in latino. Lo ha fatto davanti a un gruppo ristretto di cardinali e vescovi in rappresentanza degli episcopati di tutto il mondo. Lo ha reso noto oggi il Vaticano. Il documento, atteso ormai da mesi, sarà inviato ai vescovi di tutto il mondo ed entro la prossima settimana reso noto al grande pubblico. Il Papa - informa un comunicato della Santa Sede - ha avuto un’approfondita discussione per circa un’ora con i presuli presenti. A quanto si è appreso erano in tutto una quindicina. Per l’Italia, il cardinale vicario Camillo Ruini e il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Angelo Bagnasco, oltre che il cardinale Tarcisio Bertone, quest’ultimo però in qualità ovviamente di segretario di Stato vaticano. Nell’incontro - spiega il Vaticano - è stato illustrato "il contenuto e lo spirito dell’annunciato motu proprio del Santo Padre sull’uso del messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962", aggiornamento di quello tridentino di Pio V che prevede la messa in latino.

La decisione del Papa di presentare in anteprima ai rappresenti degli episcopati del mondo il suo nuovo documento rivela, se ce fosse ancora bisogno, quanto sia stata travagliata e problematica la stesura del motu proprio che tornerà a liberalizzare la messa in latino, mettendola sullo stesso piano di quella post conciliare voluta da Paolo VI nelle lingue nazionali.